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Acta Plantarum
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Pietra dopo pietra


Le pietre nella cultura salentina. Appunti.

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Il Salento, per la sua posizione geografica, è stato definito ''La Porta d'Oriente''. Crocevia di traffici commerciali, migrazioni e scorribande, fin dal Neolitico le popolazioni locali hanno saputo offrire ospitalità alle genti pacifiche, e difendersi dagli aggressori sfruttando al massimo le risorse locali, organizzandole in maniera davvero geniale: tra queste, la pietra.
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Un esempio di sfruttamento della pietra è costituito dalla costruzione di avamposti di avvistamento noti con il nome locale di Specchie, dal latino specola, per riduzione *specla. Oltre a quella raffigurata in foto (detta Specchia di Sciuppano) ne esistono altre lungo tutto l’arco delle serre del salento meridionale, ognuna in grado di comunicare a vista con le altre, a volte distanti anche diversi chilometri.
Questa specchia fa parte del complesso sistema difensivo delle corone di specchie di Ozan, l’antica Ugento.
Ne esistono anche intorno a Cavallino, Nardò (Neretum), Leuca (Yria), Alezio (l’antica Alixias).
Ogni specchia è formata da tronchi di cono di diametro differente, sovrapposti a formare una sorta di piramide: alcune hanno solo pochi ordini (gradoni), due o tre, altre più imponenti anche più di tre.
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Questi efficienti sistemi difensivi sono stati sostituiti ed eguagliati solo nel XVI sec dalle torri costiere per iniziativa del governatore di Terra d’Otranto per ordine dell’imperatore Carlo V.
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Ma le pietre hanno consentito ai contadini di conquistare i boschi e gli incolti mediante la costruzione di casupole ad uso prevalentemente stagionale-estivo: i trulli.
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Le opere di bonifica del territorio passano attraverso la costruzione di muri a secco che oltre ad avere una funzione delimitativa del territorio, costituiscono utili bacini di accumulo di pietre prelevate dai campi ed ordinatamente impilate a formare muri talora imponenti. Soprattutto sui declivi collinari i muri a secco hanno l’ancor più importante funzione di contenimento e rallentamento delle acque reflue meteoriche che altrimenti avrebbero finito per spazzare via quel poco di terra utile alle coltivazioni.
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Un migliaio di chilometri più a nord anche Simonetta visita le "pietre" che i nostri nonni han
sapientemente ammucchiato per ripararsi ed allo stesso tempo per pulire il pascolo.
Qui siamo a Ceriale (SV).

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E quel giorno quel posto era affollato.
C'era pure Daniela.
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