Scheda botanica
Artemisia vulgaris L.
Sp. Pl.: 848 (1753)

Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Artemisia vulgaris L. - Vol. 3 pg. 103
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Artemisia vulgaris L. - Vol. 2 pg. 512

Asteraceae

Assenzio selvatico, Amarella, Artemisia comune, Canapaccio

Forma Biologica: H scap - Emicriptofite scapose. Piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Descrizione: Pianta erbacea perenne, cespugliosa, priva di stoloni con debole odore di “vermuth”. Fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. Radice legnosa breve ed obliqua.
Foglie: alterne, pennatifide con segmenti di primo ordine dentati, lacinie ovali, lanceolate, inciso-dentate, verdi e glabre di sopra, biancastre e tomentose di sotto. Quelle inferiori con 2-4 lacinie dentate per lato, semiabbraccianti, con lamina larga 4-6 mm nella porzione apicale, ridotta al solo rachide nella porzione basale, le foglie superiore ridotte e lineari.
Fiori: tubulosi di colore giallo-rossastro, riuniti in capolini subsessili ovoidi in ampia pannocchia piramidale fogliosa, involucro tomentoso o densamente lanoso, corolla ghiandolosa.
Frutto: acheni glabri oblunghi, appuntiti, lisci e privi di pappo.

Tipo corologico: Circumbor. - Zone fredde e temperato-fredde dell'Europa, Asia e Nordamerica.
Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.

Antesi: Luglio - Ottobre

Distribuzione in Italia: presente in tutte le regioni.

Habitat: incolti erbosi, macerie, generalmente sinantropica. Preferisce i terreni ricchi di sostanze azotate dalla pianura fino a 1000 m s.l.m. (qualche volta anche a quote più elevate).

Immagine


Note di Sistematica: le piante appartenenti a questo genere sono caratterizzate dai capolini con ricettacolo glabro o in parte lanoso (senza pagliette), con solo fiori tubulosi; presentano una certa affinità morfologica con Ambrosia spp. che ha capolini unisessuali.

Note, possibili confusioni: Artemisia vulgaris L. e A. verlotiorum Lamotte sono specie molto vicine e spesso confuse, quest’ultima ha le lamine fogliari con segmenti interi e stoloni orizzontali, preferisce ambienti con suoli umidi. A. vulgaris ha i fiori di colore giallo che fioriscono in agosto-settembre, mentre A. verlotorum ha i fiori di colore rossastro che fioriscono in settembre-ottobre. Nelle valli aride centroalpine sono segnalati probabili ibridi tra A. vulgaris L. e A. absinthium L. descritti come var. vestita.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Asteridi
OrdineAsterales Link
FamigliaAsteraceae Bercht. & J.Presl
TribùArtemisieae
GenereArtemisia L.


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Etimologia: secondo Plinio il nome del genere Artemisia deriva da Artemide (dea della caccia e della luna che presiedeva i parti), in quanto cura particolarmente le malattie della donna, oppure da una parola greca "artemes" che vuol dire “sano, di buona salute”. Un’altra attribuzione potrebbe far riferimento ad Artemisia, consorte di Mausolo, re di Caria. Il termine specifico indica che si tratta di una specie comune.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale

Artemisia vulgaris ha proprietà amaro-toniche, emmenagoghe, sedative e digestive, per la cura di dismenorrea e amenorrea, irregolarità del ciclo mestruale, parassitosi intestinali, stati anoressici e dispepsia. Si utilizzano le sommità fiorite (raccolte in luglio-agosto), le foglie e le radici che contengono olii essenziali (linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene), lattoni sesquiterpenici (vulgarina), flavonoidi, derivati cumarinici, triterpeni.
Le radici sono indicate anche a favore del sistema nervoso centrale in caso di sovraccitazione e stanchezza generale (usi e tradizioni popolari attribuiscono alla pianta anche proprietà antiepilettiche).

In omeopatia è un rimedio per nevralgie, convulsioni dei bambini, contrazioni e spasmi uterini, profuse mestruazioni.

Uso popolare: l’infuso è tonico e febbrifugo, una tazzina dopo i pasti è digestivo; il decotto sfiammante, depurativo, ipotensivo, lassativo, antielmintico e depurativo. Viene tuttora impiegata come base amaricante-aromatizzante di molti amari aperitivi e digestivi e bibite analcoliche.

Avvertenze: da non utilizzare durante la gravidanza e l’allattamento, in dosi elevate può essere velenosa e danneggiare il sistema nervoso, in alcune persone il contatto con la pelle può provocare dermatiti. Il polline ha una elevata allerginicità (Riniti estive) con picchi in luglio, agosto e settembre.

Curiosità: Felix ille, qui ex auctorum Artemisiis se feliciter extricaverit” (Giovanni Antonio Scopoli, 1723-1788).
Nella Roma antica la si portava sul corpo, in forma di corona, per difendersi dagli spiriti e dagli influssi maligni; è considerata una delle erbe di S. Giovanni: “la vigilia di S. Giovanni, strappando le radici vi si trovano sotto dei carboni, la cui polvere guarisce immediatamente dall’epilessia”.
Una tradizione popolare vuole che le foglie di artemisia messe nelle scarpe al mattino, permetterebbero di percorrere molti chilometri senza fatica.
Il Mattioli la considerava valida per “provocare i mestrui, il parto e le secondine”.
Icobaldo Rebaudengo nella sua Farmacopea cerusica 1772 così scriveva a proposito dei cicli mestruali: “prendansi delle foglie di Artemisia, Melissa, Matricaria e Sabina, si facciano bollire in acqua fino e che il volume si riduce di un quinto, si coli la decozione e l’ammalato ne beva tre-quattro bicchieri durante il giorno…”.
Le foglie sono state anche utilizzate come aroma nella birra, poi sostituite dal luppolo.
Questa pianta respinge gli insetti, quindi …. piantatela nel vostro giardino.

Principali Fonti
Ballelli S., Bellomaria B., 2005 – La flora officinale della Marche. L’uomo e l’ambiente, Camerino.
Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005 – An annotated Checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
Conti F., et al., 2007 – Integrazioni alla Checklist della flora vascolare italiana.
Pignatti S., 1982 – Flora d'Italia, Edagricole, Bologna.
Sarandrea M., Culicelli W., 2009 – Dall’abete allo zafferano. Atlante e schede di cento piante officinali. Grafiche Ambrosini.
Valnet J., 2001 – Fitoterapia, guarire con le piante. Giunti, Firenze.
Viola S., 1996 – Piante medicinali e velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara.

Siti internet
Plants For A Future
Index Plantarum Flora Italicae - Indice dei nomi delle specie botaniche presenti in Italia


Scheda realizzata da Veronica Soledad Montano Piche & Giovanni Buccomino

Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
Immagini
(clicca per ingrandire)
Acta Plantarum
Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
T. Malina Pianura Friulana (UD), 90 m, ago 2006
Foto di Graziano Propetto
Copyright Acta Plantarum
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Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
Cesiomaggiore (BL), 500 m, ago 2011
Foto di Aldo De Bastiani
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Acta Plantarum
Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
T. Malina Pianura Friulana (UD), 90 m, ao 2006
Foto di Graziano Propetto
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Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
T. Malina Pianura Friulana (UD), 90 m, ao 2006
Foto di Graziano Propetto
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Acta Plantarum
Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
T. Malina Pianura Friulana (UD), 90 m, ao 2006
Foto di Graziano Propetto
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Artemisia vulgaris L.
Asteraceae: Assenzio selvatico
Soncino (CR), 75 m, ott 2010
Foto di Franco Giordana
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Artemisia vulgaris L.

Barletta (BT), 12 m, giu 2012
Foto di Vito Buono

P62-8.jpg
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Artemisia vulgaris L.

Aquarola (FC), 180 m, feb 2014
Foto di Giorgio Faggi

Foglie basali
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Artemisia vulgaris L.

Castelnuovo Bozzente (CO), 400 m, goi 2014
Foto di Andrea Mologni

Due specie al confronto
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Artemisia vulgaris L.

Limone P.te (CN), 1000 m, dic 2015
Foto di Giacomo Bellone

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