Vito, certamente sai che fino a mezzo secolo fa all'incirca, anche a Taranto si tesseva la seta di mare... e credo che ci sia qualche pezzo di tessuto conservato là, in Museo.
Poi la pesca del "mitilo gigante" (spesso solo per averlo come trofeo) ha impoverito o fatto scomparire il mollusco, che ormai è specie protetta da direttiva europea del 1992 (recepita qua in Sardegna solo nel 1997).
Chiara ha messo a punto una tecnica che le consente di prelevare in mare stesso parte dei filamenti, e riposizionare la Pinna viva e vegeta nel suo habitat. Lei tiene, se non segreta, molto riservata la zona di crescita delle Pinne nobili. e le custodisce...
Ma è l'ambiente stesso che è stato modificato: industrie, tecniche distruttive di pesca (a strascico sopratutto: e non tanto o non solo da parte dei sardi), allevamenti ittici nel mare poco distante, turismo "mordi e fuggi"... hanno reso dura la sopravvivenza dei pinnidi, in barba alle leggi protettive.....
Chiara per fortuna ha in sé la forza stessa della millenaria storia del Bisso di mare, e lotta senza arrendersi per preservarne la realtà e difendere i valori culturali -e direi ancor più,
esistenziali- insiti in questa tradizione d'arte
Maura