Quercus petraea (Matt.) Liebl. - Rovere

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Quercus petraea (Matt.) Liebl. - Rovere

Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:34

Quercus petraea (Matt.) Liebl.
Fl. Fuld. 403 (1784)

Basionimo: Quercus robur var. petraea Matt. - Fl. Siles. 375 (1777)
Altri sinonimi: Quercus sessiliflora Salisb., Quercus sessilis Ehrh., Quercus petraea subsp. austrotyrrhenica Brullo, Guarino & Siracusa
Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Quercus petraea (Mattuschka) Liebl. - Vol. 1 pg. 118
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Quercus petraea Liebl. - Vol. 1 pg. 226

Fagaceae

Rovere, Ischia

Forma Biologica: P caesp - Fanerofite cespugliose. Piante legnose con portamento cespuglioso.
P scap - Fanerofite arboree. Piante legnose con portamento arboreo.

Descrizione: Latifoglia decidua di prima grandezza, a maturità raggiungere in bosco mediamente i 0-40 m di altezza ma occasionalmente, nelle condizioni migliori, anche i 50 m e diametri del tronco di 1-2 m.
E' una specie longeva, ma meno della Farnia; ha tronco robusto, dritto e cilindrico che si diparte in rami molto in alto, perciò adatto ad utilizzazioni di pregio.
Ha rami principali, nodosi e ascendenti che formano con il tronco un angolo acuto che lo distingue dal portamento della Farnia, formando altre sì una chioma ampia densa e regolare.
La corteccia nei primi vent'anni è liscia e grigia, poi gradualmente forma un ritidoma fessurato longitudinalmente con solchi poco profondi, meno che in Farnia e con solchi orizzontali sì da formare piccole placche rettangolari non allungate come in Farnia, più scure.
I rametti inseriti anche loro ad angolo acuto, sono grigi o grigio-bruno, glabri con poche lenticelle, portano gemme grosse, brune, a sezione pentagonale alla base e appuntite all'apice, pluriperulate con perule a volte cigliate al margine; i giovani rametti in primavera sono verdi e glabri, a volte con una effimera pubescenza.
Foglie, Fiori, Semi: la Rovere ha foglie caduche che si differenziano in foglie di luce e foglie d'ombra; le foglie di luce hanno consistenza più coriacea per il maggiore spessore del lembo, hanno peso specifico maggiore e un maggior numero di stomi; le foglie d'ombra sono di consistenza erbacea.
Tutte le foglie sono di colore verde intenso e glabre sulla pagina superiore, normalmente glabrescenti e più o meno glaucescenti in quella inferiore, a volte alla fogliazione, la pagina inferiore, può avere una leggera pubescenza presto caduca e all'ascella delle nervature dei ciuffetti di peli rossastri persistenti.
Hanno forma oblungo-obovata e hanno la larghezza massima a circa metà lamina, normalmente sono cuneate alla base ma a volte possono essere troncate o a volte cordate; hanno lobi meno profondi che in Farnia e più numerosi e regolari (5-8) con le nervature, che danno un aspetto ondulato alla lamina.
La foglia è lunga 8-12 (14) cm e larga 5-7 (10) cm, il picciolo è caratteristicamente lungo, 1,5-2,5 (3) cm con stipole lineari, pubescenti e rapidamente caduche.
Le cere epicuticolari della pagina inferiore sono come in Farnia, strutturate in scaglie verticali e possono lasciare qualche spazio libero e la rima stomatica è libera da cere e a differenza della Farnia presenta numerosi tricomi stellati brevi e tricomi semplici a bulbo.
I fiori maschili hanno 6 stami e si presentano in amenti penduli giallastri, all'apice dei rametti dell'anno precedente di 3-6 cm con pochi fiori, i fiori femminili si trovano all'apice della crescita primaverile e/o all'ascella delle foglie, sono in gruppi di 2-5 fiori con 3 stili, riuniti in spighe corte, hanno peduncolo da nullo a brevissimo,( da cui l'epiteto specifico sessiliflora Salisb. o sessilis Ehrh.) pubescente.
L'antesi è contemporanea alla fogliazione da fine aprile a maggio.
Il frutto è un achenio chiamato ghianda, e matura nell'anno a settembre ottobre un po' più tardi che in Farnia; ha una cupola formata da squame pubescenti ovato-lanceolate di 1-2 mm strettamente appressate, tutte uguali a differenza che in Farnia, per cui appare molto omogenea e liscia; la cupola copre la ghianda per 1/3 o 1/4 , la ghianda è oblunga di 2-3 cm minore che in Farnia di colore uniforme, liscia e senza striature.
La ghianda è molto appetita dai cinghiali e dai suini tanto che veniva raccolta per gli allevamenti di suini. I'embrione non è dormiente (recalcitrante) e germina rapidamente, a volte la germinazione della radichetta avviene già alla maturazione sull'albero (SUSZKA 1994).
La plantula ha foglie brevemente picciolate e più o meno pubescenti, almeno lungo le nervature sulla pagina inferiore, possono rimanere verdi anche d'inverno in posizioni riparate; dal secondo anno assumono l'aspetto definitivo.
l'apparato radicale è fittonante fin dall'inizio e, a differenza che in Farnia, rimane tale per tutta la vita con numerose e robuste radici che penetrano nel terreno in modo obliquo, questo la rende una pianta molto stabile agli eventi atmosferici e può resistere meglio a periodi siccitosi rispetto che a Farnia.
Il legno è a porosità anulare ed è simile a quello di Farnia e per lo più ha lo stesso pregio e le stesse applicazioni, ma le condizioni stazionali sono determinanti per la sua qualità e le caratteristiche tecnologiche, le differenze possono essere anche rilevanti.

Tipo corologico: Europ. - Areale europeo.
Subatl. - Europa occidentale e anche piu' ad oriente nelle zone a clima suboceanico.

Distribuzione in Italia: Il suo areale si estende su quasi tutta l'Europa occidentale e centrale, ad est raggiunge una linea che collega Danzica e le foci del Danubio, a nord raggiunge la parte meridionale della penisola scandinava, la Gran Bretagna, l'Irlanda. la Danimarca, costeggia a ovest l'Atlantico, raggiunge i Pirenei e in Spagna la Cordollera Cantabrica e Sierra de Guadarrama, si trova sull'arco alpino, a sud si trova in Corsica e in quasi tutta la Penisola Balcanica, ma rara in Grecia, raggiunge il Caucaso nella zona pontica, l'Anatolia e sulle montagne della Turchia meridionale.
In Italia, a causa dell'intenso sfruttamento subito nei secoli per la bontà del suo legno, ma anche perchè la Rovere occupava terreni fertili adatti all'agricoltura (vigneti), i querceti a Rovere sono più potenziali che reali. Premesso questo, la Rovere si trova in tutte le regioni tranne la Sardegna.
Bisogna però dire che molte segnalazioni della penisola e delle isole andrebbero riferite a Q. dalechampii e Q. pubescens subsp. pubescens e a incroci di queste con la Rovere o la Roverella, si deve dedurre che la Rovere è più diffusa al nord ai piedi delle Alpi, Prealpi e zone collinari fino alla Toscana.
E' specie piuttosto rara con popolamenti di una certa consistenza e si trova piuttosto sporadica nei boschi misti di latifoglie mesofile, attestandosi nelle parti sommitali delle zone collinari su terreni tendenzialmente acidi o sub-acidi, vicariante in queste formazioni la Farnia nei Querco-Carpineti collinari e formando in altre i Rovereti tipici e i Rovereti dei suoli acidi ai piedi delle Alpi.
Particolarmente nell'Italia centrale sono stati segnalati boschi puri di Rovere o misti con altre latifoglie; nella Toscana settentrionale (Lunigiana, Garfagnana, Alpi Apuane), nel “Bosco di Tatti” nel Volterrano, a Sargiano nei pressi di Arezzo, nel Senese, sul Monte Corona, presso Umbertide in Umbria, sulle colline del Trasimeno, sul Monte Gemmo presso Camerino, sui Monti della Tolfa e sui Monti Cimini nel Viterbese, nel Terramano, in Sicilia sulle Madonnie ci sono interessanti formazioni di una certa estensione e particolari per la loro posizione periferica rispetto al suo areale.
L'autoecologia della Rovere la definisce come specie tendenzialmente oceanica e perciò ama l'umidità atmosferica elevata per tutto l'anno.
Il suo areale centrale è la media Europa, perciò climi temperati con piovosità ben distribuita specialmente nella stagione vegetativa, resiste molto bene alle basse temperature, ma meno che in Farnia, preferisce inverni non troppo rigidi e collocandosi sulle alture piuttosto che nelle pianure, si salva dalle gelate tardive dato che entra presto in germogliazione, mediamente 10-15 gg prima della Farnia, ma alle latitudini più settentrionali l'intervallo si riduce fino ad annullarsi,
A differenza della Farnia sopporta meglio l'aridità edafica grazie al suo apparato radicale molto profondo perciò non necessita di falda freatica superficiale.
La specie viene definita “acidoclina” cioè che tende a svilupparsi su terreni tendenzialmente acidi, ma e specie frugale e accetta anche suoli debolmente calcarei; all'interno del suo areale è specie leggermente sciafila e i semenzali preferiscono nei primi anni, una ombreggiatura intorno al 50%.
Rispetto al Faggio sopporta meno le basse temperature è meno sciafila e più tollerante l'aridità del suolo; rispetto alla Farnia non sopporta la falda freatica troppo superficiale, è più rustica resistendo meglio alla siccità estiva, sopporta meglio la densità laterale essendo meno esigente in luce.
La Rovere sembra meno soggetta al “deperimento delle querce” ed anche agli attacchi di Oidio (mal bianco) di conseguenza le piante hanno più capacità di immagazzinare sostanze di riserva.
Al centro del suo areale, in Europa centrale, ma in parte anche al piede delle Alpi, la Rovere forma associazioni con Betulla su terreni decisamente acidi, mentre in condizioni di minor acidità, forma cenosi con Faggio, Carpino bianco, Tiglio selvatico e Ciavardello con terreno ben drenato; in condizioni di maggior disponibilità idrica, la Rovere si accompagna al Carpino bianco e Acero montano, A. riccio e Frassino maggiore.
Se la falda freatica diventa troppo superficiale e il suolo è ricco, la Rovere viene sostituita dalla Farnia; queste formazioni si possono inquadrare nell'ordine “ Quercetalia robori-petraeae”.
Oltre ai querceti acidofili si trovano anche cenosi di Rovere misto a Faggio in terreni calcarei, in questo caso si incontrano anche specie calcifile come il Sorbo montano, il Carpino nero e l'Orniello.
In molti querceti medioeuropei, il Faggio ha un ruolo subordinato anche quando le condizioni pedoclimatiche sarebbero a lui più favorevoli, in questo caso si ritiene che si tratti di alterazioni antropiche che hanno privilegiato la Rovere rispetto al Faggio.
Nella nostra penisola le cenosi a Rovere, come si è detto prima, sono piuttosto rare e di difficile inquadramento sintassonomico essendo molto varie e, in molte zone, al limite del suo areale.
Nell'Italia settentrionale i rovereti sono frammentari e spesso manipolati dall'uomo in modo tale che hanno ostacolato non poco l'inquadramento fitosociologico, ma si dispone al momento di tre buone associazioni validamente descritte: “ Carici umbrose-Quercetum petraeae (rovereto tipico collinare)” e “Seslerio autumnalis-Quercetum petraeae” che è il rovereto di raccordo fra gli ordini: Quercetalia pubescentis e Quercetalia robori petraeae (Poldini 1982).
A conferma della complessità della loro articolazione non dipendente dai soli fattori naturali, sono state descritte numerose subassociazioni e varianti.
La terza associazione è stata individuata da autori sloveni e si tratta di “ Melampyro vulgati-Quercetum petraeae” (Puncer e Zupancic, L.c.) confermata anche per l'Italia nord-orientale, essa corrisponde ai rovereti ed anche ai castagneti dei suoli acidi, che similmente ai querceti centroeuropei, vi partecipa anche la Betulla e nei versanti esposti a nord anche a basse quote (200 m slm) anche il Faggio.
Nel centro Italia le fitocenosi in cui partecipa la Rovere sono altresì molto variegate e principalmente si tratta di cerrete e vengono definite “Querceto acidofilo di rovere e cerro” che nell'ambito sempre degli ordini “Quercetalia pubescenti-petraeae” e “Quercetalia robori-petraeae”, si possono indicare due associazioni: “Hieracio racemosi-Quercetum petraeae”, Pedrotti, Ballelli, Biondi 1982 e “Ilixi aquifoli-Quercetum petraeae”, Arrigoni 1996, in queste associazione si possono trovare specie trasgressive della Classe “Querco-Fagetea"

Immagine


Note di Sistematica: Come già ricordato nel subg. Quercus la determinazione delle specie è resa difficile dall'incontro in natura di numerosissimi ibridi naturali, infatti tra le specie sembra non esistano vere e proprie barriere genetiche e la definizione di specie a volte pare un'astrazione, ma tra caratteri morfologici ed ecologici invece c'è una buona corrispondenza.

Note, possibili confusioni: A differenza di Q. robur e di Q. pubescens, Schwarz in “Flora Europea 1993” non divide la Rovere in sottospecie; però The Euro+Med PlantBase divide la Rovere in 4 subs. oltre a specie correlate:
subsp. petraea, diffusa in tutto l'areale
subsp. huguetiana Franco & G. López, diffusa nella penisola iberica
subsp. iberica (Steven ex M. Bieb.) Krassilin., diffusa nei Balcani e in Anatolia
subsp. pinnatiloba (K. Koch) Menitsky, esclusiva dell'Anatolia.

Fra le specie correlate, spesso cosiderate parte di Q. petraea sono:
Q. mas Thore, della Spagna
Q. dalechampii Ten., (ora considerata buona specie, presente principalmente in Italia meridionale e nelle isole)
Fra le forme ibride fra Rovere e altre querce (ibridi antropogenici) si annoverano:
Q. X audleyensis Henry ibrido con Q. ilex.
Q. X rosacea Bechst. ibrido con Q. robur. Sono commercializzate diverse cultivar di Rovere, anche se meno che di Farnia.

La più facile confusione si ha allorquando si incontrano nello stesso sito:
Q. robur L. s.s. che si differenzia per le foglie subsessili, auricolate alla base; ghiande su peduncoli di 2-5 cm; cupola con squame appressate ma le basali molto più grandi delle estreme, rami giovani pruinosi con numerose lenticelle. Q.robur e Q. petraea, mostrano a livello isoenzimatico un grado di diversità genetica all'interno delle popolazioni, molto elevato. Questo è molto importante perchè una specie dotata di un'elevata variabilità genetica è potenzialmente avvantaggiata in quanto può più facilmente superare cambiamenti climatici, ambientali e biotici.

Q. pubescens Willd. subsp. pubescens albero generalmente più piccolo con tronco sinuoso, foglie inizialmente pubescenti sulle due pagine, poi glabre almeno nella pagina superiore, cupola delle ghiande con squame libere triangolari, ghiande più piccole, rametti giovani con pubescenza persistente, predilige terreni carbonatici.

Q. dalechampii Ten., albero generalmente meno sviluppato, foglie coriacee e opache sulla pagina superiore con lobi arrotondati, 3-6 seni per lato più o meno profondi, asse fruttifero lungo fino a 6 cm che porta ghiande subsessili, cupola delle ghiande che copre da metà a 2/3 il frutto che è corto e globoso, mucronato; squame fortemente peloso-sericee alla base, sparsamente pelose all'apice e carenate, predilige terreni a matrice silicea.

Q. virgiliana (Ten.) Ten.., albero minore, rametti grigi, tomentosi, cupola della ghianda a squame lanceolate con punta rialzata, ghiande leggermente peduncolate, grandi, dolciastre e commestibili, foglie sempre larghe. (specie non più accettata, viene inglobata in Q.pubescens Willd. subsp. pubescens; appartiene alla grande variabilità morfologica della Roverella, fenotipo)

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Rosidi
OrdineFagales Engl.
FamigliaFagaceae Dumort.
TribùQuerceae
GenereQuercus L.


______________________________________________________________________________

Etimologia: la Rovere o detto anche al maschile "il Rovere" ha come epiteto specifico "petraea" in riferimento ad una sua predilezione per ambienti pietrosi o rocciosi, questo in parte non corrisponde a realtà, anche se a differenza di Farnia, preferisce terreni più ben drenati.

Principali Fonti
GELLINI R. e GROSSONI P. 1997"Botanica forestale” I e II, Cedam
PIGNATTI S. 1982"Flora d'Italia" Edagricole 1982
FERRARI M. e MEDICI D. 2003"Alberi e arbusti in Italia" Edagricole 2003
AUTORI VARI "Monti e boschi" Edagricole
UBALDI D. 2003 "Flora, fitocenosi e ambiente" Clueb
ABRAMO E. e MICHELUTTI G. 1998"Guida ai suoli forestali" Regione F.V.G. D.R.F.
PIROLA A. 1999 "Elementi di fitosociologia" Clueb
Del FAVERO R. e POLDINI L. 1998 "La vegetazione forestale e la selvicoltura nella regione Friuli.V.G." Regione F.V.G., D.R.F.
STERGULC F. e FRIGIMELICA G."Insetti e funghi dannosi ai nostri boschi nel Friuli.V.G.” Regione F.V.G.,D.R.F.e P.
BLASI C., BOITANI L., La POSTA L., MANES F., MARCHETTI M. 2005"Stato della biodiversità in Italia" Ministero dell’ Ambiente della Tutela del Territorio, D.P.N. e S.B.I, Palombi
SCOPPOLA A.e BLASI C.,2005,"Stato delle conoscenze sulla Flora Vascolare d'Italia" Ministero dell’ Ambiente della Tutela del Territorio, DPN e Dip. Agrobiologia e Agrochimica Università degli Studi della Tuscia, Palombi
CONTI F., ABBATE Giovanna, ALLESSANDRINI A., BLASI C. 2005"An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora" Ministero dell’ Ambiente della Tutela del Territorio, D.P.N. e Dip. di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Palombi
UBALDI D. 2003 "la vegetazione boschiva d'Italia" Clueb
BERNETTI G.e PADULA M. 1984 “Le latifoglie nobili nei nostri boschi” Quaderni di Monti e Boschi, Edagricole


Scheda realizzata da Graziano Propetto

Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
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Re: Quercus petraea (Matt.) Liebl. - Rovere

Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:41

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Re: Quercus petraea (Matt.) Liebl. - Rovere

Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:46

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:48

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:49

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:50

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:51

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:54

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:55

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Messaggioda Graziano Propetto » 16 gen 2008, 23:56

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Re: Quercus petraea (Matt.) Liebl. - Rovere

Messaggioda Anja » 05 ott 2015, 21:47

Quercus petraea (Matt.) Liebl.

Cesiomaggiore (BL), 500 m, apr 2011
Foto di Aldo De Bastiani

Plantula
Quercus%20petraea%20(Matt_)%20Liebl_%20subsp_%20petraea_1.JPG
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