Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

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Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 14 nov 2009, 17:43

Valeriana officinalis L.
Sp. Pl.: 31 (1753)

Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Valeriana officinalis L. - Vol. 2 pg. 656
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Valeriana officinalis L. - Vol. 2 pg. 392

Caprifoliaceae

Valeriana comune, Valeriana officinale, All-heal, Herbe aux chats, Baldrian, Hierba de los gatos.

Forma Biologica: H scap - Emicriptofite scapose. Piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Descrizione: Pianta perenne, erbacea, con corto rizoma ovoidale brunastro, fusti robusti ed eretti, cavi, glabri, cilindrici, scanalati, poco ramificati, fogliosi. Altezza 30-150 cm.
Le foglie sono imparipennate, composte di foglioline lanceolate, la fogliolina terminale più grande di quelle laterali. Il fusto porta 6÷13 paia di foglie opposte, ciascuna formata da 6÷7 paia di foglioline tutte della medesima lunghezza e provviste di denti marcati; le inferiori picciolate, le superiori sessili e meno divise di quelle radicali, hanno pelosità sparsa x peli ± appressati, lungo le nervature della pagina inferiore.
I fiori leggermente profumati ed ermafroditi, sono asimmetrici, riuniti in densi corimbi apicali, divisi in 3 rami.
Il calice è diviso in 5 denti; la corolla è tubulosa, rosea più raramente bianca, divisa in 5 lobi ineguali; gli stami sono 3, il pistillo ha ovario tricarpellare infero.
I frutti sono acheni ovoidi e striati, provvisti di setole piumose derivanti dalla modificazione dei denti del calice alla maturazione, avviluppati al calice disseccato.

Tipo corologico: E-Europ. - Europa orientale.
Europ. - Areale europeo.

Antesi: maggio÷luglio

Habitat: Prati umidi, cespugli, margini dei fiumi, dalla pianura alla montagna sino a 1.400 m s.l.m.

Immagine


Note di Sistematica: Specie simili sono:

Valeriana sambucifolia J.C. Mikan ex Pohl, che si distingue per stoloni epigei ed ipogei sviluppati; fusto glabro; foglie cauline 4÷9 paia, i segmenti laterali 2÷4 paia + lunghi che larghi, dentati ed il segmento apiacale + largo dei laterali la pagina inferiore galbara o con pochi peli (l'entità con presenza incerta in Italia).

Valeriana versifolia Brügger, che si distingue per stoloni assenti o ± sviluppati, fino a 6 paia di foglie cauline, i segmenti laterali 5÷8 paia ed il segmento apicale è generalmente + largo dei laterali.

Valeriana wallrothii Kreyer - Valeriana di Wallroth, che si distingue per fusto pubescente nella parte inferiore ed è talora provvista di stoloni sotterranei. Foglie cauline fino a 7 paia, i segmenti fogliari 8÷19 sono stretti ed allungati, interi o quasi, la pagina inferiore pelosa.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Asteridi
OrdineDipsacales Juss. ex Bercht. & J.Presl
FamigliaCaprifoliaceae Juss.
TribùValerianeae
GenereValeriana L.


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Etimologia: Il nome generico deriva dal latino “valere” = star bene, e come il nome specifico fa riferimento all'uso officinale della pianta.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale

Costituenti principali: iridoisi (valepotriati), olio essenziale costituito da bornil-isovalerenato, acido isovalerenico, bornil acetato, valerenale, valer anone; sesquiterpeni (acido valerenico), derivati dell'acido caffeico (acido clorogenico).
Erba amara, con aroma muschiato, le parti ipogee vengono raccolte per le proprietà ipotensive, sedative, ansiolitiche, diuretiche, antispasmodiche, anticonvulsive, analgesiche e antinevralgiche.
E' presente nelle farmacopee di numerosissimi paesi dove è in commercio sia in preparazioni farmaceutiche che erboristiche. Viene utilizzata come infuso, tintura, capsule, compresse.
Per uso interno in caso di insonnia, isteria, ansia, crampi, emicrania, digestione difficile per cause nervose, ipertensione, mestruazioni dolorose. Quest'erba è considerata una valida alternativa alle benzodiazepine per il trattamento dei disturbi del sonno transitori.
Per uso esterno in caso di eczema, ulcere e piccole lesioni, per alleviare il dolore di contusioni, lombaggine e stiramenti muscolari.
Attenzione: l'assunzione di Valeriana può produrre una lieve riduzione dell'attenzione e della concentrazione. In seguito ad assunzione prolungata possono comparire cefalea, disturbi gastrointestinali, irrequietezza, agitazione, insonnia o sonnolenza diurna e difficoltà nel risveglio mattutino.
Non è segnalata in letteratura alcuna controindicazione alle dosi terapeutiche normali, ma Valeriana officinalis non dovrebbe essere usata in concomitanza con benzodiazepine o barbiturici perché può determinare un incremento della depressione del SNC; con oppioidi ed etanolo perchè può aumentare il loro effetto sedativo .
L'olio è impiegato nella produzione di profumi muschiati.
Gli estratti possono essere utilizzati per aromatizzare gelati, prodotti da forno, bevande analcoliche, bibite birra e tabacco e sono particolarmente importanti nell'aroma di mela; utilizzati purtroppo, anche come esca nelle trappole per roditori e gatti selvatici.

Curiosità: L'uso della Valeriana come ipnoinducente è antico ed è stato descritto già nel IV secolo a.C., da Ippocrate, padre della medicina moderna. La valeriana che ha odore sgradevole, anticamente veniva chiamata fu, il termine Valeriana apparve per la prima volta intorno al X secolo.
Dioscoride la raccomandava come diuretico e antidoto contro i veleni, Plinio la considerava un analgesico, mentre Galeno la prescriveva come decongestionante.
Già nel XII secolo la badessa ed erborista tedesca Hildegard von Bingen, raccomandava la Valeriana come tranquillante e sonnifero. Nel XIII secolo, per liberare dai topi Hamelin, un villaggio tedesco, gli anziani assoldarono un suonatore itinerante di flauto. Nella versione moderna di questa storia, i poteri del pifferaio risiedono interamente nella musica, ma l'antico folclore tedesco attribuiva al pifferaio conoscenze erboristiche e pare che proprio con la radice Valeriana riuscisse ad ipnotizzare topi e bambini.
Il nome comune di "Erba gatta", le deriva dal fatto che la pianta fresca esercita un'attrazione "stupefacente" sui gatti. Contiene infatti sostanze chimiche analoghe a quelle presenti nella nepeta.
Mattioli ne scrive a proposito dei gatti "... sono amicissimi della valeriana e di essa si dilettano meravigliosamente i gatti, di modo che vi vengono all'odore assai di lontano e se la mangiano avidamente".
Dall'osservazione di questi fenomeni si trasse la conclusione che quest'erba agisse in qualche modo sul sistema nervoso. Fabio Colonna (1567-1640) abbandonata l'attività forense a causa della salute cagionevole si dedicò allo studio della medicina, della storia naturale e della botanica, divenendo ben presto un esperto del settore. Affetto da epilessia volle curarsi con la polvere di questa pianta e venne così a scoprirne le proprietà antiepilettiche. Nello stesso periodo Lazàre Riviére (1589-1655), medico di Montpellier, dopo esperimenti condotti sui suoi pazienti, giungeva alle medesime conclusioni, ritenendo la Valeriana dotata di efficacia curativa sul SCN e ritenendola pertanto efficace nella cura dell'epilessia.
I primi coloni arrivati nel nuovo mondo, scoprirono che diverse tribù indiane usavano le radici polverizzate della specie spontanea americana di Valeriana per curare le ferite.
La Valeriana fece il suo ingresso nella Farmacopea degli Stati Uniti come tranquillante nel 1820 e vi rimase sino al 1942.
Durante la prima guerra mondiale divenne in Europa, un rimedio comune per contrastare lo stress causato dai continui bombardamenti dell'artiglieria, così come durante la seconda guerra mondiale, fu usata in Inghilterra per alleviare lo stress causato dai raid aerei ed ebbe molto successo nella cura della psicosi traumatica.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
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Principali Fonti
PIGNATTI S., 1982. Flora d'Italia.Edagricole, Bologna.
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C., 2005. An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora. Palombi, Roma.
PRIHODA A., 1993. Le piante della salute. Melita, La Spezia.
BOWN. D., 1995 . Encyclopaedia of Herbs and their Uses. Dorling Kindersley, London.
AGRADI A., REGONDI S., ROTTI G., 2005. Conoscere le piante medicinali. Mediservice, Cologno Monzese (MI).
CASTELMAN M., 2001. The New Healting Herbs. Rodale Inc. Emmaus, PA, U.S.A.
LOMAZZI G., Curarsi con le piante. Rusconi libri, Milano. 2000
Farmacovigilanza
IPFI - Index Plantarum Florae Italicae


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Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 17 nov 2009, 14:04

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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 17 nov 2009, 14:06

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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 17 nov 2009, 14:07

Valeriana officinalis L.
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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 17 nov 2009, 14:09

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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Marinella Zepigi » 17 nov 2009, 14:11

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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Giuliano » 26 gen 2011, 20:45

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Aiutate i moderatori: fotografate anche i frutti e i semi,
ciò oltre ad agevolare le determinazioni, contribuisce ad implementare la galleria dei "semi e altre unità primarie di dispersione”.
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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Anja » 09 apr 2014, 16:23

Valeriana officinalis L.

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Re: Valeriana officinalis L. - Valeriana officinale

Messaggioda Anja » 09 apr 2014, 16:24

Valeriana officinalis L.

Lago Brasimone (BO), lug 2011
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