Papaver somniferum L. - Papavero da oppio

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Papaver somniferum L. - Papavero da oppio

Messaggioda Marinella Zepigi » 08 gen 2010, 21:14

Papaver somniferum L.
Sp. Pl.: 508 (1753)

Sinonimi: Papaver album Mill., Papaver hortense Hussenot, Papaver officinale C.C. Gmel., Parkinsonia aculeata L.
Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Papaver somniferum L. - Vol. 1 pg. 354
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Papaver somniferum L. - Vol. 1 pg. 198

Papaveraceae

Papavero domestico, Papavero da oppio, Opium poppy

Forma Biologica: T scap - Terofite scapose. Piante annue con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Descrizione: Pianta annua, erbacea, subglabra; con radice a fittone di forma affusolata, fusti robusti, eretti e poco ramificati, glauchi. Altezza 30÷150 cm.
Le grandi foglie sono alterne, munite di un corto picciolo oblunghe a segmenti acuti le basali; le cauline amplessicauli e cordato-auricolate; tutte con margine sinuato-dentato, glauche e cerose.
I boccioli sono penduli e si radrizzano all'antesi. I grandi fiori solitari sbocciano all'apice di lunghi peduncoli fiorali ricoperti di setole cespitose, sono ermafroditi, dotati di un calice costituito da 2 sepali caduchi, la corolla è composta da 4 petali, pieghettati nel bocciolo, di colore bianco, roseo, rosso o malva, con una chiazza brunastra sull'unghia. La corolla cade presto.
Si contano numerosi stami a filamenti bianchi, con antere scure; l'ovario subgloboso, policarpellare, sprovvisto di stilo è coperto da un disco stigmatico lobato diviso in 8÷12 lobi.
I frutti sono capsule da sferiche a ovate a deiscenza poricida, che contengono numerosi piccoli semi reniformi, con superficie reticolata, biancastri, blu scuri nelle varietà orticole, pieni di sostanze oleose. Sono posti nella parte superiore della capsula fra i lobi dello stimma, quindi solo forti scosse di vento permettono ai semi di raggiungere il terreno.
Tutte le parti verdi di P. somniferum, specialmente le capsule immature, sono percorse da un canale lattifero che se tagliato, secerne un liquido bianco e denso che si scurisce e si rapprende all'aria.

Tipo corologico: Euri-Medit. - Entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est (area della Vite).
Subcosmop. - In quasi tutte le zone del mondo, ma con lacune importanti: un continente, una zona climatica,...

Antesi: Maggio÷Giugno

Habitat: Coltivata per la produzione di oppio nell'Europa sud-orientale, in Asia minore e in Asia sud-orientale, in tutto il mondo in diverse varietà sia come pianta ornamentale che da olio. Predilige i suoli ricchi di calcio, situati in zone soleggiate. 0÷1.500 m s.l.m.

Immagine


Note di Sistematica: Specie simili presenti nel nostro territorio:

Papaver rhoeas L. viewtopic.php?f=20&t=12032

Papaver dubium L. - Papavero a clava, che si distingue per per petali scarlatti ed antere violette; capsula liscia a forma di clava allungata ed attenuata alla base.

Papaver hybridum L. - Papavero ibrido, che si distingue per petali rosso-violacei con macula scura basale, antere azzurro-violacee; calice irsuto; capsula elissoidale coperta da ispidi peli.

Papaver argemone L. subsp. argemone - Papavero selvatico, specie simile alla precedente, ma con calice subglabro e capsula allungata.

Papaver pinnatifidum Moris - Papavero pennatifido, che si distingue per foglie basali bipennatosette, fiore con antere gialle o giallo brune, capsula cilindrico-conica.

Papaver setigerum DC. - Papavero setoloso, che si distingue per essere pianta minuta simile a P. somniferum ma con cerosità fogliare meno evidente, lamina + stretta e lobi acuti con setola terminale; petali scarlatti con macula scura basale.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
OrdineRanunculales Juss. ex Bercht. & J.Presl
FamigliaPapaveraceae Juss.
TribùPapavereae
GenerePapaver L.


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Etimologia: Il nome generico deriva dal sanscrito "papavira o papavara " = succo pernicioso, il nome specifico deriva dal latino da "sómnium" = sonno e "féro" = io porto, con riferimento alle proprietà narcotiche della pianta.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale tossica

Costituenti principali: oltre 30 alcaloidi, tra cui morfina, codeina, papaverina, tebaina, noscapina, acidi, mucillagini, sostanze grasse sono contenute nei semi; si utilizzano i frutti ancora verdi dai quali mediante incisioni si fa fuoriuscire il latice che viene poi raccolto essiccato e variamente lavorato.
P. somniferum è erba amara, narcotica, sedativa, ad azione analgesica, antispastica, bechica, antidiarroica e sudorifera.
In medicina per uso interno in specialità farmaceutiche, per stati dolorosi, tosse e diarrea.
La morfina ha proprietà antidolorifiche e anestetizzanti ed il suo uso prolungato porta ad assuefazione. la codeina da sola non ha un grande potere antidolorifico, ma rinforza l'effetto di altri antidolorifici; è inoltre un ottimo calmante per la tosse, così come la noscapina. La soppressione del riflesso della tosse è un tipico effetto degli oppioidi e se ne trovano modeste percentuali nei comuni sciroppi per la tosse, prodotti accessibili a tutti perché da banco, di cui è possibile abusare e che generano rapidamente abitudine.La papaverina rilassa la muscolatura ed è impiegata in caso di spasmi del tratto gastrointestinale e delle vie epatobiliari.
La morfina è un analgesico estremamente potente, ma che dà assuefazione e di norma viene prescritta solo a pazienti affetti da malattie terminali con dolori molto forti.
Gli alcaloidi vengono separati per usi specifici oppure somministrati come estratto globale il "papaveretum", largamente usato come analgesico preoperatorio e come rilassante.

I semi maturi, che sono privi di alcaloidi, sono comunemente utilizzati per aromatizzare pane, grissini, o prodotti dolciari, nei piatti di carne speziata e per guarnire i cibi cotti; vengono inoltre impiegati per la produzione di olio alimentare. L'olio spremuto a freddo ha un aroma di mandorle, le successive spremiture, sono usate per colori, saponi e unguenti.

Curiosità: Gli impieghi dell'oppio che viene estratto da P. somniferum, sono stati descritti per la prima volta sulle tavolette d'argilla dei Sumeri, un popolo che dominò l'Asia sudoccidentale nel III millenio a.C. Recentemente, presso la città sumerica di Uruk, nella bassa mesopotamia, sono stae ritrovate tavolette di argilla con scrittura cuneiforme, dove gli ideogrammi GIL e HULL significano rispettivamente "papavero" e "gioia-ebrezza".
Nell'antichità l'oppio grezzo si faceva fermentare utilizzando nella fase finale un fungo, l'Asperillus niger, trasformando la sostanza in un preparato pronto per essere usato per via orale o mescolato con vivande oppure fumato in apposite pipe. Introdotto in epoca molto antica nel bacino del Mediterraneo, probabilmente è il "pharmakón" versato da Elena agli invitati per liberarli dalla malinconia che li aveva colti dopo che Menelao aveva rievocato Ulisse (Odissea).
Anche gli Assiri conoscevano l'oppio, lo testimonia un bassorilievo della dinastia Téglathphalazar, che rappresenta un sacerdote e un re ornati di fiori di loto e di papavero e chini su un uomo addormentato.
Gli Egizi cominciarono a coltivarlo attorno al 1500 a.C.. lo usavano come testimonia Erodoto nel V secolo, che nel secondo libro delle Storie lo chiama nepenthés = ne, privativo e pénthos = pena.
In Grecia l'uso era noto dai tempi preomerici e probabilmente usato nei Misteri eleusini (riti religiosi che si celebravano nel santuario di Demetra) per la preparazione dei cibi e bevande che si davano agli iniziati.
I greci antichi rappresentavano Hýpnos, il sonno, con il capo coronato di papaveri e con questo fiore in mano; allo stesso modo raffiguravano Thánatos, la morte e Nyx, la notte.
Nel mondo romano il papaverso da oppio giunse soltanto dopo la conquista della Grecia. Plinio il Vecchio descriveva l'estrazione dell'oppio dalle piante, mentre Virgilio accennava nelle Georgiche alla pianta donatrice "di un sonno che dona l'oblio". Nel I secolo nel mondo romano era diffuso un farmaco inventato da Galeno, la "teriaca" che oltre ad altri componenti, conteneva dosi abbastanza elevate di oppio. Lo prescriveva il medico personale a Nerone e anche l'imperatore Traiano ne fece grande uso.
Caduto l'Impero Romano il consumo di oppio importato dall'Oriente, si ridusse a quello terapeutico per poi diffondersi nuovamente nel Medioevo, pare anche con parecchi abusi, somministrandolo persino per clistere.
In Cina dove era conosciuto sin dal terzo millenio a. C. , cominciò a diffondersi solo verso il XII secolo con la preparazione di un dolce che veniva consumato in occasione di alcune festività. Dal XVII secolo i cinesi diversamente dagli turchi e dagli europei che lo mangiavano o lo bevevano, cominciarono a fumarlo mescolato a tabacco e dopo la proibizione del tabacco da parte di un imperatore della dinastia Ming nel 1630, da solo, provocando danni gravissimi e portando all'abbruttimento della popolazione.
L'oppio sotto forma di laudano divenne nell'ottocento la droga di molti scrittori, poeti e pittori, un'evasione dalla realtà opprimente della nuova società industriale.
Fu Friedrich Wilhelm Sertürner (1783÷1841) farmacista e farmacologo tedesco, che nel 1806 isolò in laboratorio quella che sarà la morfina, chiamandola "principium somniferum". Successivamente nel 1811, Sertürner definì chimicamente questa sostanza come alcalina e la chiamò "morphium" ispirandosi al dio greco del sonno Morfeo.
Anche se oggi gran parte degli alcaloidi usati in medicina possono essere sintetizzati industrialmente, molti vengono ancora ricavati da P. somniferum, perché il processo di estrazione risulta più economico.


Nel 1926, dopo essersi disintossicato, Jean Cocteau scrive in Lettres a Jacques Maritain "l'oppio assomiglia alla religione come un illusionista assomiglia a Gesù Cristo"

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
______________________________________________________________________________

Principali Fonti
PIGNATTI S., 1982. Flora d'Italia.Edagricole, Bologna.
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C., 2005. An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora. Palombi, Roma
PRIHODA A., 1993. Le piante della salute. Melita, La Spezia.
TRISKA J. La flora d'Europa. Melita, La Spezia 1990
BOWN. D., 1995 . Encyclopaedia of Herbs and their Uses. Dorling Kindersley, London.
AGRADI A., REGONDI S., ROTTI G., 2005. Conoscere le piante medicinali. Mediservice, Cologno Monzese (MI).
CATTABIANI A. 1996. Florario. Arnoldo Mondadori Editore, Milano
login_ap1.php?s=http://www.actaplantarum.org/flora/flora.php
http://sites.google.com/site/botanicaph ... paveraceae
http://www.unodc.org/documents/wdr/WDR_ ... ng_web.pdf


Scheda realizzata da: Marinella Zepigi

Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
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Re: Papaver somniferum L. - Papavero da oppio

Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:35

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Re: Papaver somniferum L. - Papavero da oppio

Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:36

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:37

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:39

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:41

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:44

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:46

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:47

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Messaggioda Marinella Zepigi » 09 gen 2010, 00:50

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Original book source: Otto Wilhelm Thomé Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz 1885, Gera, Germany
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Messaggioda attilio e mirna » 17 giu 2011, 16:30

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Messaggioda attilio e mirna » 17 giu 2011, 16:31

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Messaggioda attilio e mirna » 17 giu 2011, 16:42

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