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E’ il 17 Gennaio 2010, e a Biccari si preparano i fuochi di Sant’Antonio Abate o Sant’Antuono, in varie zone del paese. E’ una festa!
In giornata giovani volenterosi ci hanno aiutato a fare la legna per il falò del Santo anacoreta protettore degli animali. E’ sera: si accende il falò del convento. Molti, biccaresi e non, salgono il colle di Sant’Antonio. Le lingue di fuoco del falò tagliano il freddo della serata, rallegrata dalle pizze fritte, dai fagioli con le cotiche di maiale, dalle bruschette calde insaporite con olio di oliva, di salciccia e ventresca arrostita, e da un buon vino color rosso, che i volontari del convento preparano ed offrono con un sorriso. Il bianco cartone sulla mensa imbandita, ha una scritta che dice: “Per i terremotati di Haiti”.
Intanto, suonata da Antonio Lembo di Gambatesa, una magica fisarmonica allieta con le sue note la serata assieme alla chitarra di fra Andrea, trascinando alcuni, in irresistibili mazzurche, valzer e canti del cuore .
Il fuoco dalle mille sue faville arde e si consuma. Il nostro Sant’Antonio Abate ha avuto molto a che fare col fuoco. Tante volte è sceso nelle fiamme dell’inferno per salvare le anime dei peccatori, e molti malati, da lui guariti, erano afflitti dal male degli ardenti, detto fuoco di sant’Antonio. Liberaci ancora, o Sant'Antonio, da ogni male e tentazione.
Foto e testo di Padre Tommaso Rignanese
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_________________ Luigi Rignanese Manfredonia (FG)
O tempora! O mores! (Marco Tullio Cicerone)
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