Petasites hybridus (L.) G. Gaertn., B. Mey. & Scherb. - Farfaraccio maggiore

Moderatori: Anja, Marinella Zepigi, Moderatori Botanici

Petasites hybridus (L.) G. Gaertn., B. Mey. & Scherb. - Farfaraccio maggiore

Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:04

Petasites hybridus (L.) G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.
Ökon. Fl. Wetterau 3(1): 184 (1801)

Basionimo: Tussilago hybrida L. - Sp. Pl.: 866 (1753)
Altri sinonimi: Petasites officinalis Moench, Tussilago petasites L.
Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Petasites hybridus (L.) Gaertn., Meyer et Sch. - Vol. 3 pg. 111
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Petasites hybridus (L.) P. Gaertn. & al. - Vol. 2 pg. 524

Asteraceae

Farfaraccio maggiore, Tossilaggine maggiore, Butterbur, Pestilence Wort, Gewöhnliche Pestwurz, Pétasite officinal, etelänruttojuuri, pestskråp

Forma Biologica: G rhiz - Geofite rizomatose. Piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi.

Descrizione: Pianta perenne, erbacea, con grosso rizoma carnoso, lungo e ramificato da cui in primavera si sviluppa il fusto cavo e semplice, eretto, rossastro e ricoperto di scaglie dello stesso colore, senza foglie che appaiono soltanto al termine della fioritura, quando il fusto allungandosi arriva a 50 cm, che poi continua il suo sviluppo fino a superare il metro. Altezza 15÷120 cm.
Le foglie sono sorrette da un lungo e solido picciolo scanalato, color porporino; molto grandi (anche 80 x 40 cm), reniformi o arrotondate con il margine leggermente e irregolarmente dentato, hanno la pagina inferiore ricoperta da una lanugine biancastra che sparisce con l’età e solo le nervature rimangono coperte di peli glandulari.
I capolini a fiori poligami, sono raggruppati in un racemo terminale, allungato, l'infiorescernza è fitta, cilindrica più allungata dopo la fioritura, di colore rosso rosato, con brattee dello stesso colore. I fiori sono tubulosi, rossastri; i capolini femminili >, quelli maschili +<, sono i + grandi del genere.
I frutti sono acheni lisci di 2-3 mm, solcati, con un pappo di setole candide di 10 mm.
Tutta la pianta emana un odore fetido che ricorda quello delle cimici.

Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.

Antesi: marzo÷maggio

Habitat: Luoghi umidi, lungo i fossi, sponde dei corsi d’acqua nei prati freschi e ombrosi; 0÷1700 m s.l.m.

Immagine


Note di Sistematica: Specie congeneri presenti nel nostro territorio:

Petasites albus (L.) Gaertn. - Farfaraccio bianco - Clicca qui per visionare la scheda

Petasites paradoxus (Retz.) Baumg. - Farfaraccio niveo, che si distingue per fusto rosso-bruno; squame dello scapo arrossate; fiori rosati riuniti in l'infiorescenza lassa; foglie di forma triangolare.

Petasites fragrans (Vill.) C. Presl - Farfaraccio vaniglione, che si distingue per fusto rosso-bruno; capolini formati da pochi fiori rosati riuniti in infiorescenza contratta, fiori periferici ligulati; foglie di forma rotondeggiante.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Asteridi
OrdineAsterales Link
FamigliaAsteraceae Bercht. & J.Presl
Tribù
GenerePetasites Mill.


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Etimologia: Il nome generico deriva dal greco "petàsos" = cappello a grandi falde, indica la forma delle foglie; quello specifico dal latino Hybridus= ibrido.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale

Costituenti principali: petasina (sostanza attiva antispastica), mucillagini, tannini, olio essenziale e zuccheri
Ha proprietà antispastiche e analgesiche, agisce come tranquillante e regolatore del sistema neurovegetativo.

Nella medicina popolare è ancora talvolta ultilizzato come diuretico, sudorifero, e in caso di malattie delle vie respiratorie. E’ stato in passato usato come rimedio contro la peste, il colera, l’epilessia e le febbri in genere e più recentemente la sua azione sedativa lo ha consigliato contro l’insonnia, gli stati ansiosi ed asmatici, l’ ipertensione e l’ arteriosclerosi.
Per uso esterno è adatto in caso di infiammazione della pelle e delle mucose della bocca, nella cura delle varici, emorroidi e piaghe che cicatrizzano con difficoltà, le foglie fresche sono usate nel trattamento delle ferite.

Attenzione: Si sconsiglia l'uso di questa pianta per il suo contenuto di alcaloidi epatotossici.

Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

______________________________________________________________________________

Principali Fonti
PIGNATTI S., 1982. Flora d'Italia.Edagricole, Bologna.
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C., 2005. An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora. Palombi, Roma.
TRISKA J. La flora d'Europa. Melita, La Spezia 1990
PROSSER F., BERTOLLI A. & FESTI F. 2009. Flora illustrata del Monte Baldo . Museo Civico di Rovereto.
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D., THEURILLAT J.P., 2004. Flora alpina. Ediz. italiana: Bologna, Zanichelli.
IPFI - Index Plantarum Florae Italicae


Scheda realizzata da Marinella Zepigi & Giuliano Salvai

Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
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Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:16

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Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:17

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Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:19

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Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:20

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Messaggioda Marinella Zepigi » 22 apr 2010, 12:24

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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:26

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Russi (RA), 8 m, apr 2012
Foto di Sergio Montanari

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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:28

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Asteraceae: Farfaraccio maggiore
Montemurlo (PO), 170 m, mar 2013
Foto di Antonino Messina

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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:30

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Villafranca Lunigiana (MS), 120 m, mar 2014
Foto di Bruno Romiti

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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:33

Petasites hybridus (L.) G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.

Serramazzoni (MO), apr 2011
Foto di Patrizia Ferrari

Granuli di polline
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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:35

Petasites hybridus (L.) G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.

Torre Pellice (TO), 500 m, mag 2013
Foto di Claudio Severini

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Messaggioda Anja » 17 mag 2014, 19:35

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Torre Pellice (TO), 500 m, mag 2013
Foto di Claudio Severini

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