Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

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Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:05

Ostrya carpinifolia Scop.
Fl. Carniol., ed. 2, 2: 244 (1772)

Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Ostrya carpinifolia Scop. - Vol. 1 pg. 111
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Ostrya carpinifolia Scop. - Vol. 1 pg. 232

Betulaceae

Carpino nero, Carpinella

Forma Biologica: P caesp - Fanerofite cespugliose. Piante legnose con portamento cespuglioso.
P scap - Fanerofite arboree. Piante legnose con portamento arboreo.

Descrizione: Pianta per lo più a portamento arboreo, alta fino a circa 20 m, ma talvolta anche arbustivo (2-4 m), con fusti piuttosto regolari cilindrici che, in soggetti molto vecchi, possono arrivare a diametri massimi di 80 cm, giovani rami leggermente pelosi e chioma raccolta di forma conica; apparato radicale robusto ed abbondantemente provvisto di micorrize; corteccia di color bruno-rossastro negli alberi giovani, con presenza di molte lenticelle orizzontali bianchicce, marrone-grigiastra in fusti adulti, con evidenti placche longitudinali facili a distaccarsi; gemme ovate, glabre, subottuse, verdi chiare; legno rosso-bruno, con alburno e durame indifferenziati, alquanto duro.
Foglie alterne ovato-lanceolate, acute, con massima larghezza di norma nel terzo inferiore, brevemente picciolate, a lamina (±vellutata al tatto) lar. 2-5 x 5-8(-13) cm, margine doppiamente seghettato, 10-15 paia di nervature secondarie, con, di regola, visibili nervature terziarie in quelle basali.
Infiorescenze maschili in amenti cilindrici penduli, diam. circa 0,5 cm x 5-10(-15) cm, con brevissimi stami marroni pelosi entro una squama cuoriforme concava; infiorescenze femminili in amenti strobiliformi, al termine dei ramuli, più corte (3-5 cm) e dense, prima erette, poi pendule; ovario bicarpellare a 2 stili protetto da due brattee pelose.
Infruttescenza a piccolo grappolo formata da un insieme di cupole vescicolose biancastre (1,5-2 cm) coperte di peli irritanti, derivanti dalla saldatura delle 2 predette brattee e racchiudenti ciascuna un achenio (nucula) liscio di 4-5 mm.

Tipo corologico: Pontica - Areale con centro attorno al Mar Nero (clima continentale steppico con inverni freddi, estati calde e precipitazioni sempre molto scarse).
S-Europ. - Europa meridionale.

Antesi: Da marzo a maggio.

Distribuzione in Italia: Specie ad areale mediterraneo-montano, diffusa dalla Turchia e dal Mar Nero verso ovest fino alla Francia (in minima parte), con esclusione della penisola iberica e dell’Africa mediterranea; a nord giunge all’incirca fino al 47° parallelo e si trova, marginalmente, nel sud della Svizzera e in Tirolo. In Italia è presente in tutto il territorio (manca soltanto in VDA) con due areali, alpino ed appenninico, disgiunti, in pianura padana ed alle pendici inferiori delle Alpi occidentali, da condizioni climatiche ed edafiche sfavorevoli.

Habitat: Pianta che può definirsi di ampia adattabilità, con tendenza al carattere pioniero (ad esempio dopo il passaggio di incendi boschivi) su suoli superficiali e primitivi. Di temperamento termofilo e discretamente xerofilo, si consocia spesso, dal livello del mare fino a 600-700 m, con Fraxinus ornus (formando estesi orno-ostrieti) e con Quercus pubescens (talora con Quercus ilex su versanti molto acclivi); ma è pure frequente verso la fascia montana - da circa 700-800 a 1100-1200(-1500) m - ritrovarla insieme a Fagus sylvatica (ostrio-faggeti o faggete con ostria); in entrambi i casi su substrati carbonatici anche magri e idricamente poveri, tuttavia in presenza di consistente umidità atmosferica, di cui si avvantaggia notevolmente nel suo ciclo vegetativo. Pur non tollerando la marcata continentalità climatica (ad es. in pianura padana), si dimostra particolarmente resistente alle gelate, sia autunnali precoci, sia primaverili tardive.
Preferisce i suoli di origine calcarea e dolomitica, ma non manca in quelli a matrice silicatica, rifuggendo soltanto i terreni argillosi (dove cede alla roverella) e, con qualche eccezione, quelli su base cristallina.
Le formazioni miste con orniello (e roverella) hanno spesso carattere primitivo e si ritrovano in ambienti rupicoli ad elevata pendenza (con corteggio di Amelanchier ovalis), in forre (con Salix appendiculata) e su falde detritiche (a volte a contatto con Pinus mugo, Pinus sylvestris e Pinus nigra); in queste situazioni il carpino nero assume quasi sempre aspetto arbustivo e, nonostante la grande capacità di riprodursi per polloni, spesso è minoritario, perché meno tollerante della siccità rispetto a roverella ed orniello. Laddove l’umidità – soprattutto dell’aria – aumenta il carpino ritrova vigore e diviene dominante (orno-ostrieti tipici), particolarmente nei versanti a matrice carbonatica con suoli superficiali; quando l’evoluzione del suolo è avanzata ed aumenta la disponibilità idrica invece compaiono specie più esigenti che lo comprimono (carpino bianco, aceri, frassino maggiore, talvolta tiglio nostrale, olmo, ciliegio selvatico). Le stesse specie, con l’aggiunta del castagno, si presentano significativamente anche su substrati silicatici.
Nel nord-est italiano, su suoli ±asciutti di prevalente origine carbonatica, non mancano esempi di consociazione del Pinus nigra e del Pinus sylvestris con l’orno-ostrieto, quest’ultimo nel piano dominato e con Ostrya nettamente minoritaria; nel sottobosco prevalgono spesso Erica carnea e/o Sesleria caerulea.
Nel centro-sud d’Italia è frequente riscontrare la specie consociata ad orniello, roverella e leccio (oltre al cerro ad altitudini maggiori) su suoli carbonatici xerici e con pendenze medio-alte, mentre su suoli più ricchi di umidità, più acidi e meno acclivi va a contatto con acereti e castagneti e ne viene progressivamente dominato.

Immagine


Note di Sistematica: E’ segnalata la presenza di una var. corsica Fliche, con amenti fruttiferi lunghi solo 22-30 mm.
Congeneri non europee sono:
Ostrya japonica Sarg., in Cina e Giappone,
Ostrya knowltonii Coville, in Nordamerica (Arizona e Utah),
Ostrya virginiana (Mill.) K. Koch., in Nordamerica, settore orientale.

Note, possibili confusioni: Simile si presenta Carpinus betulus L., diffuso in tutto il territorio peninsulare, che ha però corteccia grigio-cinerina priva di lenticelle e di placche, con lunghe costolature longitudinali, foglie decisamente ovate-ellittiche a lamina bollosa, di regola senza nervature terziarie, amenti maschili e femminili più brevi (<4 cm) e frutti in acheni (nucule) parzialmente ricoperti da una vistosa brattea a 3 lobi, di cui il centrale più lungo e largo dei laterali; vive in ambienti mesofili su suoli più evoluti.
Allo stesso genere appartiene l’affine Carpinus orientalis Mill., che vegeta in analoghi ambienti caldi ed asciutti su suoli primitivi calcarei, generalmente di aspetto arbustivo, con corteccia simile al precedente, foglie più dure e di dimensioni inferiori, amenti maschili <=3 cm ed amenti femminili con fiori a brattee dentate con 1 solo lobo, frutti ricoperti del tutto dalle medesime brattee fogliacee accresciute.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Rosidi
OrdineFagales Engl.
FamigliaBetulaceae Gray
Tribù
GenereOstrya Scop.


______________________________________________________________________________

Etimologia: Ostrya: dal greco "ostreia" = “ostrica”: con riferimento ai frutti formati da capsule aggregate simili a conchiglie;
carpinifolia: dal lat. "carpinus" = carpino e "folium" = foglia: con foglie da carpino.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale

La risorsa per eccellenza della pianta è rappresentata dal legno, piuttosto duro e resistente, ma inadatto alla lavorazione industriale a causa della fibra molto corta. Un tempo veniva usato per oggetti legati all’economia rurale e famigliare: manici di attrezzi agricoli, raggi e mozzi di ruote, giocattoli, pezzi per telai artigianali, oggetti da cucina; si adoperava anche in fabbrica per confezionare bottoni.
L’impiego più frequente del legno tuttavia era (ed è ancor oggi) come combustibile, di ottima qualità e rendimento, anche previa trasformazione in carbonella. Per avere produzione costante e regolare di legna, quasi sempre la specie viene governata a ceduo, sfruttando la sua elevata capacità di produrre numerosi polloni al colletto dopo il taglio.
In passato, pure foglie e frasche erano usate per la nutrizione degli erbivori domestici e dalla corteccia si ricavavano sostanze tintorie.
Per quanto riguarda le proprietà medicinali dei carpini, risale a Castore Durante (XVI sec.) l’indicazione terapeutica che consigliava di “bere l’acqua distillata delle foglie per arrestare i dolori colici, la dissenteria ed il mal caduco”, mentre “i carboni accesi di questo legno, estinti in aceto et bevuti giovano a chi sputa il sangue”. In realtà, anche in tempi moderni, preparati (decotti e macerati glicerici) di foglie e gemme di carpini si rivelano utili per contrastare dissenterie e infiammazioni intestinali, bronchiti, tracheiti e sinusiti; per uso esterno invece i decotti servono per benefiche lavande in tutti i tipi di infiammazione.

Curiosità: Tra le poche notizie antiche concernenti il carpino ed inerenti gli usi magici, nel XII secolo si ritrova una credenza secondo la quale sotto il carpino si era al sicuro dal vento, dalle tempeste e dall’influenza nefasta degli spiriti maligni.

Principali Fonti
AA. VV., DEL FAVERO R. (a cura di), 1998. La vegetazione forestale e la selvicoltura nella Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Autonoma FVG, Udine
DEL FAVERO R., 2004. I boschi delle regioni alpine italiane, CLEUP, Padova
DEL FAVERO R., 2008. I boschi delle regioni meridionali e insulari d’Italia, CLEUP, Padova
DEL FAVERO R., 2010. I boschi delle regioni dell’Italia centrale, CLEUP, Padova
DEL FAVERO R. & al., 1989. Il carpino nero nel Veneto, Regione del Veneto, Venezia
PERONI G.(a cura di), 2007. Curarsi con le piante, Biblioteca di Repubblica-L’Espresso, Macchione Editore, Varese
PIGNATTI S., 1982. Flora d'Italia, Edagricole, Bologna
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore
FENAROLI L.,1967. Gli alberi d'Italia, Ed. Martello, Milano
PILLA C., 1955. I carpini, in Monti e Boschi 11-12, T.C.I., Milano
ZENARI S., 1956. Flora escursionistica, Zannoni Editore, Padova
Index Plantarum Flora Italicae - Indice dei nomi delle specie botaniche presenti in Italia


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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:28

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orno-ostrieto a prevalenza di carpino nero
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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:30

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corteccia di fusto giovane con abbondanti lenticelle
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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:32

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corteccia di fusto maturo con placche longitudinali
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Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:33

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amento femminile strobiliforme
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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Silvano Radivo » 02 mag 2014, 21:36

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ovari bicarpellari con 2 stili ricoperti da brattee pelose
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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:44

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:44

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:48

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:48

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:51

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:52

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:54

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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:55

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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:56

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Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:57

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Re: Ostrya carpinifolia Scop. - Carpino nero

Messaggioda Marinella Zepigi » 12 mag 2014, 07:57

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