Ficus carica L. - Fico comune

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Ficus carica L. - Fico comune

Messaggioda Silvano Radivo » 23 dic 2008, 13:47

Ficus carica L.
Sp. Pl.: 1059 (1753)

Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Ficus carica L. - Vol. 1 pg. 123
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Ficus carica L. - Vol. 1 pg. 218

Moraceae

Fico comune, Fico, Caprifico, selvatico

Forma Biologica: P scap - Fanerofite arboree. Piante legnose con portamento arboreo.

Descrizione: Piccolo albero poco longevo (3-10 m) o, spesso, arbusto non più alto di 5 m, con apparato radicale molto espanso; fusto breve e contorto, con rami numerosi, fragili, formanti una chioma schiacciata; corteccia sottile, verde e erbacea su rami e fusti giovani, scabra grigio-cenere su tronco e rami vecchi; gemme di tre tipi, tutte presenti su rami di 1 anno: foglifere, fiorifere e miste; le prime, piccole e spesso dormienti, sono in posizione laterale; le fiorifere sono grosse e tondeggianti; le ultime, apicali e coperte da due squame, hanno forma conica.
Foglie alterne palmato-lobate (raramente semplici), con picciolo di 3-6 cm, a 3-5-(7), lobi oblunghi, disuguali espansi in alto, dentellati al margine, a base cordata o tronca e lamina (5-10 x 8-15 cm) verde scura, ruvida superiormente, pubescente e più chiara di sotto; grande varietà della profondità dei lobi, con nervature in forte rilievo. Spiccata eterofillia per età della pianta e tra le varietà.

Infiorescenza-infruttescenza: L’infiorescenza che poi si trasforma in infruttescenza, detta comunemente "frutto", è un siconio (sicono in vecchi testi), ossia un involucro cavo con un pedicello che lo fissa al ramo ed una apertura all’apice opposto detto ostiolo. Il colore dell’epidermide esterna va dal verde–giallo fino al violetto-bluastro.
La specie è “funzionalmente” dioica, cioè sono presenti piante a funzione di alloggio dell’insetto impollinatore (Blastophaga psenes) nei siconi, dove è anche prodotto il polline per l'impollinazione. Tali piante sono dette Fico maschio (o Fico capro, o Caprifico), dato che svolgono la funzione maschile. Per il fatto che esso spesso non è coltivato è detto talvolta Fico selvatico.
La pianta comunemente detta Fico (fico a frutti commestibili) svolge funzione femminile, non alloggia impollinatori all’interno del siconio, ma invece sono qui contenuti i piccolissimi fiori femminili che possono essere impollinati e produrre frutti e semi.
Nel fico commestibile il siconio racchiude i pedicelli che hanno portato i fiori femminili e che poi portano i semi, contenuti in piccoli acheni (fino a 800-1000 per “frutto”, botanicamente parlando, i veri frutti). Tra i pedicelli si trova una polpa succosa dolce e commestibile.
Nel caprifico l’infruttescenza ha fiori maschili (diverse centinaia) locati presso l’ostiolo, mentre i fiori femminili (ovari) al fondo, sono trasformati in galle (diverse centinaia) per l’alloggio dell’insetto impollinatore, che vive strettamente in simbiosi con la pianta.
Alla sciamatura l’insetto può trasportare il polline. Tale insetto ha tre generazioni all’anno.
I frutti del caprifico non sono commestibili: sono asciutti (privi di succo) e stopposi, non dolci.

Fruttificazioni: sia il Caprifico che il Fico a frutti commestibili possono produrre tre fruttificazioni all’anno, che sono sincrone alle generazioni dell’insetto.
Nei caprifichi è critica la sopravvivenza della generazione invernale dell’insetto impollinatore, che è supportata nella fruttificazione delle “mamme” dei caprifichi, così dette appunto perché proteggono l’insetto in fase di larva viva nel freddo invernale (i frutti sono visibili sugli alberi spogli).
La sopravvivenza dell’insetto è indicata a -9°C, anche se è probabile che la temperatura possa essere inferiore, se si considera la differenza causata dallo spessore della buccia e la locazione dei frutti: infatti solo gli alberi in posizione più riparata alloggiano la generazione invernale degli insetti in regioni fredde.
Le tre fruttificazioni del fico a frutti commestibili sono: i fioroni precoci (sempre senza semi) a giugno-luglio, i forniti tardo estivi (agosto-settembre); la terza fruttificazione (autunnale) dei cimaruoli, è di norma di scarso rilievo nel nostro paese, e di nessun rilievo al Nord.
Esistono varietà che producono solo fioroni (in tal caso a volte si dà impropriamente il nome di fiorone alla varietà), o solo forniti, oppure ambedue, in tal caso la varietà è detta “bifera” (cioè che porta due); quelle che ne portano tre sono solo un paio nel nostro paese.
La diffusione dei semi del fico è affidata agli uccelli, i semi rimasti nel siconio non germinano.

Modificazioni: la specie ha subito profonde modifiche selettive recate dalla sua concomitante presenza temporale e territoriale con lo sviluppo dell’agricoltura nella civiltà umana occidentale nella Mezzaluna Fertile (Mesopotamia, Palestina, Egitto) negli ultimi 10-12 mila anni. Questo ha prodotto da un lato una forte segregazione di caratteri di migliore qualità dei frutti, e, per motivi di mobilità della specie umana, la selezione di varietà a possibile maturazione partenocarpica (fruttificano anche se non sono fecondate), più facili da trasferire, (senza doversi curare se verranno impollinati o no).
Tale ultima caratteristica ha motivo nel fatto che il complesso sistema riproduttivo del fico non è affatto facile da trasferire, come lo è invece la sola pianta femmina, (può essere trasferita per talee).
La quasi totalità (99%) delle varietà da frutto, ed in generale reperibili nei vivai nel nostro paese (come nel resto del mondo) sono di tipo “partenocarpico”. Nella maggior parte del nostro paese dove cresce il fico, si è comunque esteso in modo naturale il sistema riproduttivo perfetto, e quindi spesso sono in ogni caso fecondate.
Solo nei casi in cui la fecondazione deve essere assicurata in modo ottimale (ad esempio per le coltivazioni di fichi detti di tipo “Smirne”, o tipo “San Pietro” che devono obbligatoriamente essere fecondati, altrimenti i siconi cadono immaturi), anche i fichi maschi, produttori di polline sono inquadrati nella coltivazione, ovvero si provvede alla “caprificazione”: in epoca della sciamatura degli insetti, i siconi sono prelevati dalle piante di caprifico (coltivate), sono trasferiti e distribuiti sugli alberi femmina, in modo che gli insetti contenuti sciamino e fecondino i frutti femminili. Mentre il sistema riproduttivo del fico si mantiene naturalmente in ambito originario, il suo trasferimento per motivi commerciali in altri continenti è stato molto difficile.
In alcuni luoghi (California, Australia) dove il sistema è stato trasferito, il fico inselvatichito è considerato infestante, dato che si sostituisce alla flora originaria.
Sono segnalate situazioni di monoicità della specie in zone orientali dell’areale originario.

Tipo corologico: Medit.-Turan. - Zone desertiche e subdesertiche dal bacino mediterraneo all'Asia centrale.

Antesi: L'antesi è differenziata in tre periodi nel corso dell'anno: marzo-aprile, giugno-luglio e settembre-ottobre.

Distribuzione in Italia: Presente in natura in zone desertiche e subdesertiche, calde ed aride, con poche ma sicure risorse idriche; è ampiamente coltivato in tutto il territorio nazionale, in zone aride, ben drenate e soleggiate.

Habitat: Pianta eliofila e termofila, vegeta su suoli calcarei o neutri asciutti e pietrosi, sviluppandosi talvolta anche ai piedi di muri e sui muri stessi, se vi trova delle fenditure; fondamentale in luoghi aridi la presenza di piccole risorse idriche, manifeste o meno.
Presenta una estrema variabilità della resistenza al freddo, che è quasi costante in tutte le varietà per la sopravvivenza della pianta (in Italia), ma è invece amplissima per quanto concerne le condizioni vitali legate alla lignificazione delle parti erbacee. In sintesi una pianta giovane, o in crescita intensa, o con eccessiva irrigazione o concimazione può essere gravemente danneggiata a temperature di -6°C. Una pianta anziana con rami legnosi, in suolo arido e soleggiato resiste senza problemi fino a -18°C.
Condizionante è invece la varietà di pianta per la maturazione dei frutti, esistono varietà con frutti a epidermide robusta, meno soggetti allo sviluppo di muffe e con ostiolo “chiuso” che permettono la fruttificazione in climi più freddi ed umidi.
Dal settentrione al meridione da 0 a 600-800 m di altitudine in esposizione sud; fino a 1000 m sull’Etna.

Immagine


Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Rosidi
OrdineRosales Bercht. & J.Presl
FamigliaMoraceae Gaudich.
TribùFiceae
GenereFicus L.


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Etimologia: Il nome generico latino deriva dal greco "sycos" = fico; l'epiteto specifico si riferisce alla Caria, regione dell'Asia minore da cui tradizionalmente si riteneva che la pianta provenisse.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile officinale

I frutti sono di proverbiale dolcezza e prelibatezza. Vengono consumati allo stato fresco oppure essiccati: mangiati freschi in gran quantità sono lassativi, mentre i frutti secchi, ricchi di zuccheri, proteine, vitamine e sali minerali, contengono principi emollienti ed anticatarrali. Alle foglie si riconoscono proprietà bechiche (contro la tosse) ed emmenagoghe (stimolano le mestruazioni). Il latice, contenuto in gemme, rametti, foglie, siconi immaturi, possiede doti digestive e gastroprotettive, antinfiammatorie, risolventi per calli e verruche, ma può essere caustico per la pelle, soprattutto se esposta al sole.
Il latice contenuto nei rametti di fico veniva in passato usato per far cagliare il latte.
Il legno bianco-giallastro, fragile e tenero, è ricco di succhi lattiginosi ed è di scarso valore come combustibile.

Curiosità: In ambito di lingua inglese si confonde talvolta la fecondazione con caprificazione, la prima è un evento naturale, mentre la seconda è una attività colturale “artificiale” umana, una tradizione che data da millenni, realizzata come aggiuntiva per rendere migliore/certa la fecondazione stessa.
Ugualmente si definiscono erroneamente i fichi partenocarpici come “autofertili”.

Attenzione: Le indicazioni terapeutiche fornite non hanno alcun valore medico ma solo valore storico o culturale.
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Principali Fonti
Pignatti S. - Flora d'Italia - 1982 Edagricole
Arretini C. - Monti e Boschi - 1956 T.C.I.
Fenaroli L. - Gli alberi d'Italia - 1967 Ed. Martello
Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di) - An annotated checklist of the Italian vascular flora - 2005 Palombi Editori
Zenari S. - Flora escursionistica - 1956 Zannoni Editore
Index Plantarum Flora Italicae - Indice dei nomi delle specie botaniche presenti in Italia
Acta Plantarum - Semi ed altre unità primarie di dispersione


Scheda realizzata da Silvano Radivo con la collaborazione di Sergio Carlini

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Messaggioda Silvano Radivo » 26 dic 2008, 11:44

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Messaggioda Silvano Radivo » 26 dic 2008, 11:54

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Messaggioda Silvano Radivo » 26 dic 2008, 11:57

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Messaggioda Silvano Radivo » 28 dic 2008, 16:00

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Siconi svernanti (mamme)
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Messaggioda Silvano Radivo » 28 dic 2008, 16:01

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Gemme
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Re: Ficus carica L. - Fico comune

Messaggioda Anja » 03 mar 2011, 20:09

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Crema (CR), apr 2010
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Messaggioda Anja » 03 mar 2011, 20:10

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Modica (RG), ago 2008
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Messaggioda Marinella Zepigi » 30 apr 2014, 20:39

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