Isatis tinctoria L. - Glasto comune

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Isatis tinctoria L. - Glasto comune

Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 17:38

Isatis tinctoria L.
Sp. Pl.: 670 (1753)

Sinonimi: Isatis canescens DC., Isatis tinctoria subsp. canescens (DC.) Arcang.
Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Isatis tinctoria L. - Vol. 1 pg. 381
Riferimento in "Flora Alpina", D.Aeschimann & al., 2004
Isatis tinctoria L. - Vol. 1 pg. 488

Brassicaceae

Glasto comune, Isatis dei tintori, Guado, Woad, Dyer's Woad, Pastel des teinturiers, Färberwaid, Hierba pastel

Forma Biologica: H bienn - Emicriptofite bienni. Piante a ciclo biennale con gemme poste a livello del terreno.

Descrizione: Pianta erbacea biennale, glabra o pubescente, alta 40-120 cm con fusto eretto, trigono, robusto, munito di peli patenti sparsi e ramificazioni erette corimbose nella metà superiore.
Foglie basali in rosetta, picciolate, oblungo-lanceolate, acute, quelle del caule, gradualmente più piccole, sessili, astate-lanceolate, con orecchiette amplessicauli allungate ed acute, tutte intere o irregolarmente dentate, cerose, di un colore verde glauco, sparsamente pelose.
Infiorescenza distribuita in densi racemi corimbosi. Corolle gialle con lungo pedicello a 4 petali obovati di 3-4 mm munite di sepali gialli eretto-patenti di 2,5 mm, non gibbosi alla base.
I frutti sono siliquette pendule, da glabre a tomentose, appianato-alate, molto compresse ai margini, indeiscenti, lunghe 3-5 volte la larghezza, nere a maturità, contenenti un solo seme liscio, oblungo, brunastro.

Tipo corologico: S-Europ.-S-Siber. - Entità delle zone calde dell'Europa e della fascia arida della Siberia meridionale: di solito piante steppiche. Se l'areale gravita attorno al Mar Nero sono dette Pontiche.
Asiatica - Pianta del continente asiatico.

Antesi: maggio - luglio

Habitat: Incolti, ruderi, lungo i bordi stradali e suoli calpestati, preferibilmente su suoli basici, ma anche su sabbie silicee, da 0 a 2100 m.

Immagine


Note di Sistematica: Altri congeneri:
Isatis apennina Ten. ex Grande (= I. allionii P.W. Ball) Glasto di Allioni, pianta di 10-30 cm munita di fusti sotterranei carnosi che si ramificano in superficie. Corolle gialle con sepali ovati e petali spatolati lunghi 4-5 mm e siliquette pendule lunghe 2-2,2 volte la larghezza. Cresce su terreni calcarei: ghiaioni e pietraie.

Isatis praecox Tratt. Glasto precoce, molto simile ad I. tinctoria, ma petali più corti, di 2,5-3 mm, e siliquetta obovata lunga 2-3 volte la larghezza.

Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Rosidi
OrdineBrassicales Bromhead
FamigliaBrassicaceae Burnett
TribùIsatideae
GenereIsatis L.


______________________________________________________________________________

Etimologia: Il nome del genere isatis dal latino isatis= erba pastella o glasto, mentre dal greco= uguaglio,riferito alle sue proprietà cosmetiche e dermatologiche nel senso di rendere la pelle uniforme. Il nome specifico tinctoria è riferito alle sue proprietà tintorie. Il nome comune, invece, guado sembra derivi da una radice celtica o germanica "weid" equivalente ad erba selvatica.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale tossica

I componenti principali contenuti nelle foglie della pianta sono: ferro, iodio, fosfati di calcio e magnesio, indacano e vitamine A e C.
E' stata impiegata per l'alto contenuto di sali minerali e di vitamine, per la cura dello scorbuto, delle anemie, delle debilitazioni fisiche con annesso dimagrimento e come stimolante per la crescita dei bambini. Quale astringente e cicatrizzante per uso esterno, contro le dermatiti, le ulcere, le piaghe e le ferite.
Ottimo come foraggio per il bestiame ed anche come fertilizzante agricolo.
Raramente usata nell'alimentazione, causa la sua difficile digeribilità.

Ma la fama maggiore del guado è legata alle sue peculiarita' tintorie. Già nell'epoca preistorica era nota e veniva coltivata per estrarre dalle sue foglie i pigmenti coloranti, dai quali si otteneva l'indaco, la colorazione blu più utilizzata dal genere umano. Indaco è un termine che deriva dal latino indicum riferendosi al paese d'origine, l'India, la quale per secoli esportò in tutto il mondo, questa materia tintoria, ritenuta la migliore in assoluto per qualità.
L'isatis ebbe la sua maggiore espansione in Europa nel Medioevo, sembra sia stata introdotta dai Mori. Dapprima si diffuse in Inghilterra ed in Francia poi in Italia dove le coltivazioni ebbero una grande rilevanza economica, a carattere industriale. Nei secoli 14° e 15° il commercio di esportazione del guado risultava una delle voci più importanti nelle entrate dello stato. L'Umbria fu una delle regioni di maggiore produzione, la cittadina di nome Gualdo, vicino a Nocera, rimane una testimonianza.
La materia prima si ricavava dalle foglie, mediante tagli regolari che permettevano poi alla pianta di riprodurre una successiva vegetazione, ottenendo fino a 4-5 raccolti stagionali. Il pigmento veniva estratto dalle foglie, macinate nei frantoi, lasciate macerare per la fermentazione in acqua con l'aggiunta di calce ed altri prodotti alcalini, tra cui l'urina. Con questo processo si otteneva un liquido giallastro, che agitato, ossidato e lasciato a riposo faceva precipitare il pigmento blu. Il composto ottenuto si lasciava essiccare in piccole formelle, le quali al momento dell'utilizzo si scioglievano, come sapone, direttamente in acqua bollente.
Il suo declino iniziò nel XVII secolo quando sul mercato si iniziò ad importare un'altra materia tintoria blu, che si estraeva dall' Indigofera tinctoria, (da cui prende il nome il colore indaco), proveniente dall'India, dalla quale si otteneva un prodotto di maggiore qualità e resa .Poi nella seconda metà dell'800 si scoprirono in Germania i primi coloranti sintetici, meno costosi e con colori più costanti che determinò completamente la fine delle coltivazioni del guado e del conseguente uso dei coloranti naturali.

Curiosità: Ultimamente sulla scia di una maggiore coscienza di tutela dell'ambiente e sopratutto della salute delle persone, si sta riscoprendo l'importanza dei colori naturali, che hanno un vasto campo d'applicazione sopratutto nel campo dell'alimentazione, del tessile, della cosmesi in quello farmaceutico ed industriale, sostituendo o riducendo in parte i processi chimici inquinanti e dannosi.
La coltivazione del guado sta ritornando con veemenza alla ribalta, è stata ripresa e valorizzata particolarmente nel Sud della Francia, da oltre un decennio, con ottimi risultati. Speriamo che queste coltivazioni suscitino interesse e contagino anche l'Italia, come in passato, per la produzione di questo ineguagliabile pigmento blu.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
______________________________________________________________________________

Principali Fonti
Pignatti S. 1982 -Flora d'Italia. Bologna
Zangheri P. 1976- Flora Italica. Padova
Lauber K. e Wagner G., 2001 -Flora Helvetica. Berna
Conti F.,Abbate G.,Alessandrini A.,Blasi C., 2005 -An Annoted Checklist of the Italian Vascular Flora. Roma
http://www.ipni.org/index.html


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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:00

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:02

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:05

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:07

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:10

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:14

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Messaggioda attilio e mirna » 30 dic 2008, 18:17

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Messaggioda attilio e mirna » 28 giu 2010, 23:39

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Messaggioda attilio e mirna » 28 giu 2010, 23:40

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Messaggioda Marinella Zepigi » 04 feb 2011, 21:09

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Messaggioda Marinella Zepigi » 04 feb 2011, 21:16

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Messaggioda Anja » 08 giu 2014, 19:16

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