Ceratonia siliqua L. - Carrubo

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Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 02 apr 2009, 23:01

Ceratonia siliqua L.
Sp. Pl.: 1026 (1753)

Riferimento in "Flora d'Italia", S.Pignatti, 1982:
Ceratonia siliqua L. - Vol. 1 pg. 625

Fabaceae

Carrubo, Carrubbio, Cornacchia, Baccelli greci, Siliqua dolce, St. John's Bread, Caroubier, Alfarrobeira, Johannisbrotbraum, Caroba.

Forma Biologica: P caesp - Fanerofite cespugliose. Piante legnose con portamento cespuglioso.
P scap - Fanerofite arboree. Piante legnose con portamento arboreo.

Descrizione: Albero robusto, sempreverde; robusto apparato radicale; tronco tozzo e irregolare con rami alterni, sparsi e corona ampia, densa e globosa; corteccia dapprima liscia e grigiastra, quindi bruno rossiccia, fessurata. Altezza generalmente 1÷15 m, ma alcuni esemplari raggiungono dimensioni maestose.
Le foglie sono persistenti, coriacee, alterne, con rachide rossastro, hanno alla base piccole stipole caduche, paripennate con 3÷5 paia di segmenti picciolati, ovato-rotondi, con base arrotondata e apice retuso, margine intero o smarginato all'apice, di colore verde scuro, lucidi e glabri di sopra, glaucescenti e bruno-rossastri di sotto.
I piccolissimi fiori, di odore poco gradevole, sono unisessuali, dioici o poligami, tendono a ripartirsi su piante separate in base al sesso; talora compaiono prima della fogliazione sul tronco e sui rami più vecchi. Di colore verde-rossastro, hanno calice peloso a 5 sepali presto caduchi, corolla nulla, riuniti in racemi eretto-patenti formati da 50 e più elementi; portati da brevi peduncoli alla base dei quali troviamo piccole brattee, quelli maschili con 5÷7 stami liberi con filamenti biancastri, quelli femminili con pistillo con stimma bilobato giallo-verdastro al centro del nettario, stilo bianco-verdastro e arrossato alla base, concresciuto con l'ovario, fiori ermafroditi come quelli maschili, ma con pistillo al centro del nettario.
I frutti sono grossi legumi, sino a 15÷20 cm, coriacei e penduli, appiattiti, a suture ingrossate, indeiscenti, dapprima di colore verde chiaro, poi di colore bruno violaceo, nerastri a maturità con epicarpo crostoso e mesocarpo carnoso e zuccherino; contengono 10÷15 semi lenticolari, bruno-lucenti.

Tipo corologico: S-Medit. - Coste meridionali atlantiche e mediterranee.
Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo).

Antesi: La fioritura avviene da agosto durante tutto l'autunno e l'inverno sino a gennaio; la fruttificazione nell’estate ed autunno dell’anno successivo.

Distribuzione in Italia: Specie molto longeva a crescita lenta, il Carubbo è originario del bacino meridionale del Mediterraneo orientale e dell'Asia minore; si è esteso con la coltivazione, in tutti i paesi del Mediterraneo nell'orizzonte climaxico delle sclerofile sempreverdi, caratterizandone con Olea europaea L.- Olivo, la fascia più calda dell'Oleo-Ceratonieto.
Coltivazione antichissima in tutto il bacino del Mediterraneo, A.A. sostengono che il Carrubo sia arrivato in Italia nel medioevo, attraverso la Spagna, dove era stato portato dagli arabi. La sua presenza, allo stato spontaneo, ad esempio in Sicilia è considerata, da questi, l'inselvatichimento di forme coltivate. Altri sostengono che ha una storia molto più antica e la presenza delle forme spontanee e delle tipiche associazioni vegetali con altre piante autoctone, confermino l'indigenato della specie in Italia meridionale.

Habitat: Specie lucivaga e termofila, benchè poco legata alla natura del substrato, predilige terreni calcarei litoranei e stazioni asciutte; macchie, garighe, specialmente vicino alle coste; vegeta innalzandosi sino a 600 m s.l.m.

Immagine


Tassonomia filogenetica

Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Rosidi
OrdineFabales Bromhead
FamigliaFabaceae Lindl.
TribùCeratonieae
GenereCeratonia Linnaeus


______________________________________________________________________________

Etimologia: Il nome del genere dal greco dal greco "kéras" corno e "téino" io protendo: corno proteso, probabilmente in riferimento alla morfologia e alla consistenza del frutto; il nome specifico dal latino "siliqua" = baccello, sempre con riferimento ai frutti.
Il nome comune di Carrubo pare sia dovuto all'influenza degli Arabi che chiamano questa pianta "charrùba". In Inghilterra prende il nome di "St. John's bread" cioè pane di S. Giovanni, perché in un passo della Bibbia si racconta che il santo, trovandosi nel deserto, riuscisse a sopravvivere nutrendosi di locuste, che secondo molti sarebbero le carrube. Ciò è sbagliato in quanto S. Giovanni mangiò proprio le locuste migratorie, ma il nome è rimasto.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile officinale

In campo farmaceutico si utilizzano le carrube per la cura di malattie intestinali: sono lassative quando la polpa è fresca e astringenti e antidiarroiche quando sono secche e se ne ricava farina. La farina è in grado di combattere l'acidosi nelle enteriti diarroiche, in pediatria è molto usata una polvere derivata dalle carrube: l'Arobon, ricostituente e rimineralizzante; i frutti in decotto, sono utili per la tosse e le bronchiti.
Albero dalle molteplici potenzialità d'uso: il frutto è edule, la polpa da sempre è usata nella medicina popolare, mentre dai semi si estrae gomma utilizzata nell'industria cartaria e in quella tessile come apretto, i frutti sono utilizzati per produrre farine per alimentazione ad uso animale, per cibi dietetici o come sostitutivo dell'aroma del cioccolato, caramelle, nella produzione di gelati artigianali (evita la formazione di cristalli di ghiaccio), per produrre bevande fermentate, per il loro alto contenuto di zuccheri possono essere impiegati per la produzione di alcool.
La farina ricavata dai semi è impiegata anche anche a livello industriale come ingrediente di creme per uso cosmetico, esercita infatti un' azione idratante, rinfrescante ed emolliente sulle pelli secche e delicate.

È pianta mellifera; il miele è autunnale di colore ambra scuro e richiama l'aroma della carruba.
Dalle foglie e dalla scorza si ottengono sostanze tanniche utili per la concia delle pelli, mentre il legno differenziato in alburno di colore chiaro e durame roseo-bruno, ma con anelli poco distinti, è duro, resistente e compatto, caratteristiche che lo fanno apprezzare in falegnameria, è utilizzato anche per lavori di ebanisteria.
Per secoli le carrube hanno sfamato i popoli del nord Africa, ma sono ancora molto usate nella nostra alimentazione.
La farina dal sapore molto dolce, simile al cacao e con buone proprietà nutrizionali e terapeutiche viene infatti usata in tanti prodotti da forno e nella biscotteria. Nella composizione chimica della farina si rileva un 40÷50% di zuccheri (fruttosio, glucosio e saccarosio), proteine e diversi minerali: ferro, calcio (> di quello del cacao), magnesio, zinco, silicio e fosforo, potassio e sodio (< che nel cacao), vitamine A, B1, B2 e D. Non si trova il glutine, quindi è un alimento adatto per le diete dei celiaci.

Fino agli anni sessanta l'Italia era uno maggiori centri di coltivazione di Carrubo, negli anni successivi la produzione ha subito un inesorabile declino; gli alberi sono stati sostituiti con colture più redditizie e i piccoli allevamenti familiari nei quali si utilizzavano i frutti per l'alimentazione del bestiame sono scomparsi, decreatandone il declino.
Avendo anche una elevata valenza estetica, legata ad una elevata resistenza alla siccità e all'inquinamento atmosferico dei centri urbani, il Carrubo viene impiegato in progetti per la realizzazione di aree verdi.

Siliqua, nome specifico della pianta, è anche il nome di un antico borgo in provincia di Cagliari già feudo della potente famiglia pisana della Gherardesca, di dantesca memoria.
Le campagne di Siliqua, quelle basse del Campidano di Cagliari e dell'Ogliastra, ospitano numerose piante di carrubo.
Sull'altipiano della Campeda vi è una regione detta Tilipera, altro nome botanico. I due toponimi di Siliqua e di Tilipera hanno identica origine, e medesimo significato. Siliqua, in latino al diminutivo silicula = "baccello" , cioè frutto a più semi che a maturazione si apre lungo le 2 linee di sutura longitudinali, appunto come il frutto del carrubo , che in sardo è detto nel Campidano siliba e silimbra e nel Logudoro tilipa, tiliba, tilimba e, infine, tilìpera.
Con tillipera però, non si indica solo il frutto a baccello, ma anche una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae la "veccia selvatica" detta anche anche litìttera.
Particolare intetressante e curioso è che questi nomi hanno un prefisso til, che Max Leopold Wagner (linguista e glottologo tedesco, autore di studi sulla lingua e sulla cultura sarda) dice di origine berbera. In berbero, afferma lo studioso tedesco, la siliqua è detta proprio tísligua o thisligua.
I 2 termini, berbero e latino, sono quasi identici, questo fa pensare che importando dall' Africa la pianta, se ne sia importato anche il nome.

I semi, di forma lenticolare, duri e lucidi, grazie alla loro relativa uniformità di peso 1/5 di grammo ca., erano utilizzati, in passato, come unità di misura per metalli e preziosi. In arabo erano chiamati "'qi-ra-t" cioè ventiquattresima parte, derivante dal greco "keration", da qui l'origine del termine Carato che ancora oggi è unità di misura dei preziosi.

Curiosità: Lungo il fusto di Ceratonia siliqua cresce Laetiporus sulphureus (Bull.) Murrill, fungo lignicolo ricercatissimo soprattutto al sud perchè commestibile, di colore fortemente aranciato e profumato, bellissimo a vedersi, ma temibile patogeno che arreca seri danni agli alberi.
A Gallipoli (LE), presso la masseria Pacciana, vive uno dei più antichi esemplari di Carrubo d'Italia. Riportano gli autori del libro Gli alberi monumentali del Salento "questo patriarca arboreo può datare più di 500 anni, con poco meno di 14 metri di circonferenza alla base......."

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
______________________________________________________________________________

Principali Fonti
PIGNATTI S., 1982. Flora d'Italia.Edagricole, Bologna.
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C., 2005. An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora. Palombi, Roma.

Flora Iberica
Contus Antigus
Acta Fungorum
Acta Plantarum - Semi ed altre unità primarie di dispersione
Index Plantarum Flora Italicae - Indice dei nomi delle specie botaniche presenti in Italia


Scheda realizzata da Marinella Zepigi

Per altre immagini e informazioni vedi anche la scheda IPFI
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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 12:58

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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:04

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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:05

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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:07

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:09

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:13

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:14

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:15

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:17

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:21

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:25

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Messaggioda Marinella Zepigi » 03 apr 2009, 13:27

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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 09 apr 2009, 15:55

Laetiporus sulphureus (Bull.) Murrill
Foto di Arturo Baglivo


agente patogeno di Ceratonia siliqua
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Laetiporus sulphureus (Bull.) Murrill
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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Marinella Zepigi » 01 nov 2010, 09:51

Ceratonia siliqua L.
Fabaceae: Carrubo
San Cataldo (LE), 2, ott 2010
Foto di Pancrazio Campagna
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Re: Ceratonia siliqua L. - Carrubo

Messaggioda Anja » 12 nov 2011, 21:03

Ceratonia siliqua L.
di Vito Buono

Bari (BA), 20 m, nov 2011
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Sezione del legume maturo
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