Le Angiosperme derivano il loro nome dal greco "angeîon" = involucro, vaso e "sperma" = seme, col significato di piante col seme protetto da un involucro, infatti in queste piante, dopo l'impollinazione e la fecondazione dell'ovulo, l'ovario matura e crescendo, si trasforma in frutto.
Il frutto ha funzione di proteggere i semi nati dalla trasformazione degli ovuli, contribuire alla loro dispersione e di regolare i tempi della germinazione.
In genere viene indicato come frutto il solo pericarpo (dal greco "peri" = attorno e "karpòs" = frutto) costituito dallo sviluppo delle pareti dell'ovario prescindendo dal seme.
Si dicono frutti completi quelli che contengono il seme; esistono tuttavia frutti che possono svilupparsi naturalmente senza contenere il seme, è il caso delle banane, delle arance, dei kaki e di alcune varietà di mele e di pere che prendono il nome di frutti partenocarpi o apireni.
Alcuni autori considerano frutti le strutture che proteggono i semi di tutte le piante anche quelle delle Gimnosperme (strobili, coni, galbuli) che vengono chiamati pseudocarpi o spermatocarpi.
La fruttificazione, così come tutta la vita della pianta, è regolata dagli ormoni della crescita quali auxine, giberelline, citochinina, etilene e acido abscissico.
Un fiore impollinato e fecondato è in grado di produrre un frutto, solo se auxine e giberelline stimolano le cellule dell'ovario a moltiplicarsi e a ingrandirsi fino ad arrivare alla maturazione che è un fenomeno di origine ormonale dove l'etilene gioca un importante ruolo. L'attività respiratoria della pianta e quindi il suo consumo di ossigeno determina la rapidità della maturazione del frutto, alcuni frutti (mele, pere, pomodori, ecc.) detti climaterici, maturano rapidamente e sono in grado di portare avanti il processo di maturazione anche dopo l'abscissione, mentre altri (limoni, uva, fragole ecc.) detti non climaterici hanno tempi di maturazione più lunghi senza sensibili aumenti dell'attività respiratoria e interrompono la maturazione dopo il raccolto.
Durante la maturazione si verificano importanti cambiamenti tutti mirati alla dispersione dei semi, così ad esempio nei frutti carnosi, l'aumento della sintesi di pigmenti coloranti (antociani) a scapito della diminuzione della clorofilla rendono il frutto più appariscente, la trasformazione delle pectine dei tessuti rende la polpa più morbida e la saccarificazione degli amidi e la riduzione dell'acidità del succo cellulare la rendono più grata al palato.
Il gineceo o pistillo è la parte femminile del fiore che è composto da uno o più carpelli concresciuti, nel quale si distinguono tre regioni: l'ovario (che è la parte inferiore ingrossata che contiene gli ovuli), lo stilo (che è la parte assiale) che termina con lo stimma che riceve e trattiene il polline.
Per capire la formazione del frutto è importante conoscere la posizione dell'ovario che può essere:
L'ovario presenta una o più cavità formate da uno o più carpelli (originati da foglie fertili trasformate) saldati fra di loro, all'interno delle quali sono custoditi gli ovuli che si sviluppano in semi. Il modo in cui sono saldati i carpelli determina la posizione degli ovuli che sono fissati su un tessuto particolare chiamato placenta.
Normalmente l'ovario supero partecipa da solo alla formazione del frutto (gimnocarpi) in questo caso la porzione extracarpellare prende il nome di clamidocarpo. In un certo numero di specie con ovario infero, altre parti del fiore o dell'infiorescenza si associano e si sviluppano con l'ovario originando falsi frutti detti angiocarpi.
Quando le parti del fiore che persistono nel frutto non sono concresciute e intimamente unite ad esso si chiamano induvie (è il caso delle ali delle samare, del pappo di certi acheni, della cupola delle ghiande, del cardo delle castagne ecc.) mentre la parte del frutto che deriva dal pistillo nudo (senza strutture accessorie) è chiamata pericarpo.
Durante la fruttificazione i petali si separano rapidamente dal fiore al contrario dei sepali che spesso restano al loro posto.
Gli stami appassiscono o cascano, ma possono anche persistere più o meno a lungo attorno al frutto.
Il ricettacolo può diventare carnoso come nella fragola (Fragaria vesca), avvolgente e edule come nella mela (Malus domestica).
Il calice può accompagnare il frutto nel suo sviluppo come in Physalis alkekengi dove accrescendo forma un involucro rigonfio.
Le brattee involucrali possono fondersi a formare parte del frutto come la cupola della ghianda (Quercus robur)
Anche il pedicello fiorale può diventare un frutto come succede nel commestibile pomo d'anacardio (Anacardium occidentale).
In ogni frutto è possibile riconoscere le varie parti che lo compongono, ognuna delle quali ha origine da una componente del gineceo, che essendo una foglia modificata, ha una struttura anatomica a tre strati che corrispondono all'epidermide superiore, a quella inferiore e al mesofillo. Così il frutto propriamente detto, che contiene i semi a prescindere dalle parti extracarpellari, può essere così schematizzato:
Disegno di Giovanni Dose
In molti casi l'aspetto esterno può creare confusione nell'interpretazione della natura del frutto e del seme, infatti si incontrano:
A seconda delle loro caratteristiche e dell'importanza alle stesse attribuite, i frutti possono essere variamente classificati, e così
Disegno di Giovanni Dose
Disegno di Giovanni Dose
Frutti carnosi: si dicono "drupe" i frutti che hanno il seme (a) o la mandorla (b) inserito nell'endocarpo (o nocciolo). Quest'ultimo è immerso nella polpa (mesocarpo). La buccia che avvolge il frutto viene detta epicarpo.
(c): talora l'endocarpo o nocciolo può avere spessore notevole (es.: pesca)
(d): a volte l'involucro del nocciolo può essere coriaceo e non duro (es.: mela)
(e): si dicono "bacche" i frutti che hanno i semi immersi direttamente nella polpa (es.: uva)
La deiscenza può dirsi:
Spermatocarpi: sono i pseudofrutti o meglio le strutture protettive che racchiudono il seme delle Gimnosperme (piante a seme nudo) che non si sviluppa nel carpello, ma tra squame, brattee, arilli, coni, strobili, galbuli.
Eucarpi: sono i frutti delle Angiosperme che a loro volta possono essere:
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